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La teoria della mente come fondamento cognitivo del linguaggio umano.
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A chi gli chiese perché non abbandonasse la Chiesa cattolica per passare all Riforma, Erasmo da Rotterdam rispose:
“Sopporto questa Chiesa, in attesa che divenga migliore, dal momento che anch'essa per prima è costretta a sopportare me, in attesa che io divenga migliore."
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Non potendo più sostenere che Israele pratichi l’apartheid - visto che i cittadini arabi sono andati a votare in massa - ora ricorrono all’argomento secondo cui i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania non votano alle elezioni israeliane (le loro, peraltro, non si tengono più da vent’anni).
Ma sostenere che questi palestinesi dovrebbero votare per il Knesset implica che dovrebbero essere cittadini israeliani, e quindi propendono di fatto per uno Stato unico, non per la soluzione dei due Stati.
E vai di cortocircuiti mentali.
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Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo, ospite a Quarta Repubblica, parlando della situazione in Francia con le rivolte, ha detto: «Abbiamo 5/7 anni di margine, non di più, per finire come in Francia. Ho un ricordo molto nitido della ex Jugoslavia: questa non è più la Francia, è l’ex Francia».
#quartarepubblica #Capezzone #Francia #Italia #sciopero #sinistra #destra #Roma #Parigi @Capezzone
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Prof. Lindzen “Il metano non ha alcun impatto sul clima. Chiudere le fattorie perché lo emettono, come hanno fatto in Sri Lanka e stanno facendo in Olanda, è la prova che i nostri leader sono stupidi, ignoranti e sadici. Produrranno solo morti per fame”
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Il bambino di 11 anni fotografato con gli articoli presi dal negozio di #Milano non verrà tolto ai genitori. Mica hanno fatto una cosa grave come abitare in un bosco.....
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Si discute spesso su quale generazione abbia potuto accumulare ricchezze beneficiando di condizioni decisamente più favorevoli di quelle attuali. Non si tratta dei boomer, come molti affermano un po’ superficialmente, ma della generazione precedente, grosso modo i nati dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta.
Questa generazione ha vissuto in pieno il boom degli anni Sessanta. Era quella per cui un solo stipendio in famiglia era sufficiente, quella che è riuscita a comprare casa (spesso anche la seconda) in un’epoca in cui bastava circa la metà degli stipendi di oggi. Insomma, ha goduto di una situazione straordinariamente favorevole — con pochi eguali in Europa — durata un paio di decenni.
La generazione successiva (la mia) è entrata nel mondo del lavoro quando la finestra si stava già chiudendo: più facilmente rispetto a oggi, questo sì, ma in un contesto in cui mettere su famiglia richiedeva già più di uno stipendio e comprare casa esigeva un impegno economico sostanzialmente paragonabile a quello attuale.
Da lì in avanti le condizioni sono andate progressivamente peggiorando. Non penso però che gli ottantenni o novantenni di oggi (i pochi rimasti) abbiano “rubato” nulla: hanno goduto, chi più chi meno, di un periodo irripetibile che ha consentito loro di accumulare più ricchezze di quanto non abbiano potuto fare figli e nipoti. Ma hanno anche conosciuto, non dimentichiamolo mai, gli orrori della guerra e la fame del dopoguerra.
Il punto non è dare la colpa per le proprie difficoltà a chi ha avuto la fortuna di nascere al momento giusto, quanto riconoscere che quella è stata un’eccezione, che la finestra di opportunità si è chiusa e non si riaprirà più con le stesse caratteristiche. Continuare a ragionare come se le condizioni di ieri fossero ancora la norma rischia solo di alimentare risentimenti sterili, senza aiutare a capire come affrontare — con realismo — un contesto strutturale molto diverso.
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Si può e si deve fare molto per aiutare i giovani, ad esempio fornendo loro gli strumenti per affrontare le difficoltà. Ma un grande atto di onestà nei loro confronti sarebbe dire chiaramente che l’“Eldorado” non tornerà più.
Ci siamo illusi che fosse uno standard eterno e abbiamo basato le nostre aspettative – e quelle dei nostri figli – su quel livello. In realtà è stata una finestra breve, dal dopoguerra all’inizio della globalizzazione, quando nuovi pretendenti si sono affacciati, lottando per il loro posto nel mondo.
Essere onesti non significa arrendersi, ma smettere di rincorrere un passato irripetibile. Significa insegnare ai giovani a leggere il mondo com’è – più competitivo, interconnesso e meno garantito – e a costruirsi un percorso solido con competenze reali, adattabilità e capacità di creare valore, invece di attendere un’epoca che non tornerà.
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L’aspetto divertente e nel contempo paradossale dell’aumento di stipendio dei magistrati (chiedono il doppio di quello che gli era assegnato) è che la correttezza del calcolo viene deciso dal TAR cioè da altri magistrati che decidono quindi sul proprio stipendio . Viene da ridere: solo in Italia.
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Leggo analisi assurde da parte di tromboni che non sanno neanche di cosa stanno parlando. Basterebbe ascoltare qualche pezzo di trap (che non riesco a chiamare musica) per capire di cosa è infarcita la testa di quei ragazzini che sfondano le vetrine per rubare l’ultimo modello di Nike o di telefonino. Nessuna coscienza rivoluzionaria, nessuna istanza di giustizia, solo un desiderio consumistico da soddisfare.
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Anni e anni di porte aperte
Di buonismo di sinistra idiota
Questi i risultati
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"Questa è la storia di quattro persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare".
L'anonimo autore della filastrocca è assai pessimista sul senso civico degli italiani😊
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"GIUBILEI si studi la storia italiana!"
E qui la risposta, anzi lo SDENG di FRANCESCO GIUBILEI ha risuonato in tutto lo studio.
"Bonaccini ma basta dire "studi" alla gente ma neanche fosse un premio Nobel!
Bonaccini con la sua lunga carriera accademica va in televisione a dire agli altri che devono studiare!"
Grande @giubileif andava detto 👏🏻👏🏻👏🏻
#Realpolitik
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Che finaccia la sinistra, costretta a fare marchette ai maranza, ai sessantottini e ai clandestini per ottenere voti.
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Questo è L’Hotel de Ville di Limoges, un monumento storico (1883) sopravvissuto a due guerre mondiali, divorato dalle fiamme appiccate dai criminali che esultano e sghignazzano.
Sono immagini da guerra civile, che fanno rabbrividire. Siamo solo a qualche anno di distanza dal vedere immagini così anche da noi.

















