Barbara Carazzolo retweeted
Post sisma, tangenti e clan. Trema il giro dei meloniani
ilfattoquotidiano.it/in-edic…
Barbara Carazzolo retweeted
Giovedì pomeriggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) è salita sul palco del 62° Congresso nazionale del Notariato, a Roma, e ai notai ha regalato un complimento impegnativo, chiamandoli alleati preziosi dello Stato nella lotta ai reati. Poche ore dopo, a mezzanotte e mezza, una bomba carta ha divelto l’ingresso della sala scommesse Snai di via della Folgarella, a Ciampino.
Alle 21.40 di venerdì un altro ordigno ha sventrato l’androne di una palazzina popolare ai Lotti di Ostia, tra via dei Velieri e viale Vasco de Gama: due feriti, undici famiglie fuori casa. Lunedì Libera Lazio ha contato quattro bombe in cinque giorni e ha ricordato che la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma dovrebbe avere per legge 24 sostituti procuratori mentre ne ha in servizio 13, con una coda velenosa sul silenzio delle professioni.
Le piste portano a Roma est, dove le bombe scoppiano da mesi. Sono 13 da maggio nel quadrante sud-est, il feudo storico del clan di Michele Senese, oggi detenuto, un clan indebolito dalle inchieste e dagli arresti che ha perso il suo paciere, così le fazioni che si spartiscono crack e cocaina regolano i conti al primo screzio con una bomba sotto la serranda.
L’ordinanza che indica Senese tra i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ha scompaginato gli ultimi equilibri e lasciato scoperte le attività che il vecchio clan proteggeva. Nel mirino finiscono autonoleggi, concessionarie, sale slot e perfino un’enoteca di Don Bosco, il cui titolare, scrive Repubblica, ha taciuto agli investigatori la proposta d’acquisto dai toni intimidatori ricevuta tre giorni prima dell’esplosione.
Sullo sfondo, secondo molti osservatori, c’è lo scontro fra i gruppi storici e le nuove leve italo-magrebine, anche se nessun atto d’inchiesta attribuisce finora le bombe a una faida. Ciampino e Ostia allargano la mappa delle bombe. Se la mano sia la stessa, gli investigatori per ora lo ignorano.
Un decreto per le vetrine
Quando il 17 e il 18 ottobre sono saltate le vetrine del centro di Milano, il governo ha corso: vertice a Palazzo Chigi lunedì 19, decreto-legge in Consiglio dei ministri il 20, 500 militari spediti in città, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in prefettura il 21. Sabato 24, a Roma, c’erano 1.500 agenti e i droni sopra i cortei, e l’Ufficio studi dei gruppi di Fratelli d’Italia ha già confezionato il dossier dell’autocelebrazione con 4.259 identificati in sei città.
Il Viminale ha fiutato la mafia perfino dentro i blocchi dei tir al Sud, tanto che ha riunito prefetti e questori sulle possibili infiltrazioni criminali. E il vicepremier Matteo Salvini è corso a Radio1 a rivendicare il decreto, con «più poteri alle forze dell’ordine» e i soldati per Milano.
Per le bombe di Roma il ministro invece si è fermato a una formula: dopo un confronto con il prefetto Lamberto Giannini ha parlato di un contesto di natura criminale, come ha riportato il Secolo d’Italia, cioè la stessa diagnosi che il sindaco Roberto Gualtieri aveva già fatto da solo. Nessun vertice. Nessun decreto. Le vetrine di Milano hanno avuto i militari, gli androni di Ostia la conta dei feriti.
Giorgia Meloni ha raccontato più volte di aver cominciato a fare politica «quando hanno ucciso Paolo Borsellino», cioè davanti a una bomba. Trentaquattro anni dopo le bombe esplodono nella capitale del Paese che governa, e per accorgersene il suo esecutivo aspetta che qualcuno spacchi una vetrina.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
lanotiziagiornale.it/bombe-a…
Barbara Carazzolo retweeted
Meloni contro la magistratura: il Governo non è al di sopra della Costituzione
Il problema non è una giudice che applica la legge. Il problema è una Presidente del Consiglio che pretende di trasformare ogni decisione giudiziaria sgradita in un caso politico.
Giorgia Meloni continua a raccontare agli italiani che il problema della sicurezza si risolve attaccando la magistratura, alimentando la rabbia e indicando ogni volta un nuovo nemico. Ma governare un Paese significa rispettarne le regole, anche quando una decisione non coincide con le proprie aspettative politiche.
Una giudice non è chiamata a soddisfare il Governo, a rassicurare la propaganda o a raccogliere applausi sui social. È chiamata ad applicare la legge sulla base degli elementi disponibili. Se mancano i presupposti giuridici per convalidare un arresto, nessuna dichiarazione della Presidente del Consiglio può sostituirsi alla valutazione del giudice.
Ed è proprio questo il punto che Meloni sembra voler ignorare: la giustizia non è un ufficio del Governo e i giudici non sono dipendenti di Palazzo Chigi.
La sicurezza è un tema serio, non un palcoscenico sul quale costruire consenso. Chi governa dovrebbe investire nella prevenzione, nei servizi pubblici, nella presenza dello Stato nei territori e nel contrasto concreto alla criminalità. Invece, ancora una volta, assistiamo alla politica degli annunci, alla ricerca del nemico e alla delegittimazione di chi esercita autonomamente le proprie funzioni.
C’è una contraddizione politica enorme: quando una decisione giudiziaria viene presentata come una vergogna soltanto perché non piace al Governo, si alimenta l’idea che la magistratura sia legittima solo quando conferma la linea dell’esecutivo. È una concezione pericolosa per qualsiasi democrazia.
La Costituzione non attribuisce alla Presidente del Consiglio il potere di stabilire quali decisioni giudiziarie siano accettabili. L’articolo 101 afferma che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. L’articolo 104 sancisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Non sono dettagli burocratici. Sono garanzie che proteggono tutti i cittadini dagli abusi del potere.
Meloni può criticare una decisione giudiziaria, come può fare qualsiasi cittadino. Ma quando la critica proviene dalla massima carica del Governo, assume un peso istituzionale enorme, soprattutto se contribuisce a esporre un magistrato alla gogna pubblica.
Per questo esprimo piena solidarietà alla giudice Tiziana Landoni, finita nel mirino della Presidente del Consiglio per una decisione assunta nell’esercizio delle proprie funzioni. Nessun magistrato dovrebbe essere esposto a una campagna di insulti e delegittimazione per aver applicato la legge sulla base degli elementi disponibili. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio dei giudici, ma una garanzia per tutti i cittadini. Difenderla significa difendere la democrazia, la Costituzione e lo Stato di diritto.
La vera domanda è questa: chi protegge lo Stato di diritto quando è proprio chi governa a indebolire la fiducia nelle sue istituzioni?
La sicurezza non si costruisce mettendo i giudici sotto processo mediatico. La credibilità delle istituzioni non si difende insultando chi applica la legge. E la democrazia non può dipendere dall’umore del Governo di turno.
La Presidente del Consiglio dovrebbe ricordare che il suo potere ha dei limiti. Non perché la magistratura sia infallibile, ma perché nessun potere democratico può essere senza limiti.
Uno Stato forte non è quello in cui il Governo può intimidire chi dissente dalle sue decisioni. È quello in cui la legge vale per tutti, a cominciare da chi governa.
Meloni rispetti la Costituzione: governare non significa comandare sulla giustizia.
Barbara Carazzolo retweeted
L'unica risposta possibile è tornare in piazza per far sentire la nostra voce, a partire dalla giornata del #30ottobre.
Per continuare a lottare! 4/4
Barbara Carazzolo retweeted
Esponenti di governo, con parte della stampa connivente, hanno parlato di ingerenze straniere, "menti" dietro le manifestazioni, criminali da remigrare.
Senza citare le cause profonde di un sistema che non funziona, produce carovita, diseguaglianze, marginalità e razzismo. 3/4
Barbara Carazzolo retweeted
È solo la punta dell'iceberg delle politiche governative basate sulla criminalizzazione. Di chi manifesta, degli studenti e dei giovani, di chi critica il governo, di chi combatte la marginalità sociale e razzismo istituzionale, della solidarietà e del soccorso in mare. 2/4
Barbara Carazzolo retweeted
Manifestanti manganellati, cariche violente della polizia, getti di idranti contro persone inermi e contro ambulanze che soccorrono i feriti sono solo alcune delle immagini vergognose che raccontano la repressione messa in atto dal Governo Meloni sabato scorso. 1/4
Barbara Carazzolo retweeted
I giovani lavoratori benestanti ringraziano per il regalo.
I giovani lavoratori non benestanti si chiedono quale sia il senso di dare risorse a chi è benestante e, quindi, non ne ha bisogno.
Mentre chi un lavoro non riesce a trovarlo si chiede perché premiare chi, invece, ha la fortuna di averlo.
Barbara Carazzolo retweeted
Comunque tra i tanti problemi da oggi vi potete sbizzarrire, potrete cambiare la targa a vostro piacimento, non con un clik, ma al costo di 600€
I chi cazzo se ne frega del carburante a 3€, del carovita, senza sanità, se ho la targa nuova?
Due esempi...
Barbara Carazzolo retweeted
Quest’ultimo è appena fuggito dal Brasile (nella migliore tradizione della vigliaccheria fascista), proprio usando il passaporto italiano: coprendo di vergogna il nostro Paese".
Barbara Carazzolo retweeted
"La negano più a lungo possibile a chi nasce in Italia da genitori stranieri, la cittadinanza, e annunciano di volerla revocare perfino a chi sfonda una vetrina. Ma poi la concedono a mostri amici loro come Milei e Flávio Bolsonaro. ➡️
Barbara Carazzolo retweeted
Lo scopo è esattamente questo; intimidire, scoraggiare e spaventare.
Oggi c'è stato un giudice, domani potrebbe non esserci.
Barbara Carazzolo retweeted
Ma la magistratura non obbedisce ai governi e alla politica, agisce secondo le leggi, la Costituzione e la politica, i governi di un paese civile e democratico devono rispettare l'indipendenza dei giudici dal potere esecutivo e non intromettersi nelle loro decisioni.
Barbara Carazzolo retweeted
Sabella è stata l'unica donna del pool che nel 2009 coordinò la cattura di Bernardo Provenzano. Ora la meloni accusa la magistratura che ha semplicemente applicato la legge non convalidando l'arresto di Youssef Siher perché non ci sono i presupposti per lasciarlo in una cella.➡️
Barbara Carazzolo retweeted
Di quel collegio faceva parte Marzia Sabella, la pm che chiese la condanna di salvini sempre impegnata sul fronte antimafia, fece arrestare il fratello di Totò Riina ed è tra i magistrati che indagarono sulla latitanza di Messina Denaro: ➡️
Barbara Carazzolo retweeted
perché aveva partecipato a una manifestazione per chiedere lo sbarco dei migranti trattenuti sulla Diciotti e al collegio che rinviò a giudizio salvini nel processo Open arms.➡️
Barbara Carazzolo retweeted
I magistrati accusati della qualsiasi dalla politica e dal governo finiscono sotto scorta.
E' successo a a Silvia Albano minacciata di morte perché non aveva convalidato i trasferimenti dei migranti in Albania, alla giudice Iolanda Apostolico messa alla gogna da salvini ➡️
Barbara Carazzolo retweeted
I politici che mentono alterano lo stato della democrazia, disse Daniele Luttazzi.
E la meloni in quel video ha mentito, perché ha ribadito la menzogna delle chat di Siher che avrebbe istigato le violenze di Milano attraverso il web, ➡️
















