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Replying to @nonexpedit
Il testo è mio. Ma qualsiasi cosa dica ormai il mantra è dire “lo hai fatto con AI” per evitare argomento.
Non dico che non la uso. Scrivo un articolo/post e poi chiedo fonti e correzioni ortografiche ad AI .
Poi a me se ci credete o meno interessa poco
Ti posto un esempio di oggi anche se non sarei tenuto a farlo…
Marco Travaglio, nel suo editoriale «Una nuova Yalta», torna a spiegare come dovrebbe finire la guerra in Ucraina. Ma tra ciò che propone e ciò che sarebbe realmente negoziabile ci sono parecchi problemi.
1. Istanbul 2022. Il presunto veto anglo-americano che avrebbe impedito la pace viene raccontato come un fatto accertato. Peccato che la ricostruzione di Foreign Affairs, basata anche sulle bozze negoziali, descriva una situazione diversa. Restavano divergenze enormi sulle dimensioni dell’esercito ucraino, sulle garanzie di sicurezza e sui territori. Gli occidentali erano scettici, ma non risulta dimostrato alcun accordo già pronto e sabotato da Londra o Washington.
foreignaffairs.com/ukraine/t…
reuters.com/world/europe/wha…
2. Putin più prudente di Zelensky. Travaglio riconosce che Putin mente, ma sembra attribuire importanza alla maggiore cautela delle sue dichiarazioni. Un criterio curioso per giudicare chi ha violato gli impegni di Budapest, occupato la Crimea e invaso l’Ucraina. Da quando la prudenza verbale compensa le violazioni degli accordi?
treaties.un.org/Pages/showDe…
3. Il 21% dell’Ucraina alla Russia. Perché proprio il 21%? Zelensky ha già aperto al congelamento dell’attuale linea del fronte. Si possono fermare i combattimenti senza riconoscere come russe le terre occupate. Perché pretendere anche la cessione giuridica dei territori? E soprattutto, perché concedere a Mosca più di quanto controlla militarmente?
digitallibrary.un.org/record…
lastampa.it/esteri/2026/10/2…
4. Le condizioni di Putin. Territori, neutralità, rinuncia alla NATO, ridimensionamento dell’esercito e dell’industria militare. Praticamente l’intero elenco delle richieste russe.
Ma che negoziato sarebbe quello in cui l’Ucraina deve accettare tutto e la Russia quasi nulla? Dove sono le contropartite? Quali territori restituirebbe Mosca? Quali obblighi assumerebbe? Quali verifiche accetterebbe?
un.org/en/about-us/un-charte…
5. Le garanzie di sicurezza. Travaglio ipotizza qualcosa di simile all’articolo 5 NATO, salvo dubitare lui stesso della sua efficacia. Dunque Kyiv dovrebbe rinunciare alle proprie alleanze, ridurre l’esercito e affidarsi a garanzie delle quali nemmeno chi propone l’accordo sembra fidarsi.
nato.int/cps/en/natohq/offic…
6. Una nuova Yalta. Travaglio immagina un’intesa tra grandi potenze e richiama anche Helsinki 1975. Ma Helsinki sancisce l’integrità territoriale e la libertà degli Stati di scegliere le proprie alleanze. Come si concilia tutto questo con una sistemazione imposta all’Ucraina da altri?
osce.org/helsinki-final-act
Infine, Travaglio sostiene che un accordo simile avrebbe evitato anni di guerra. Come può saperlo? Chi ha dimostrato che Putin lo avrebbe firmato, rispettato e considerato definitivo?
Travaglio descrive le richieste russe come se fossero già i termini ragionevoli di un accordo. Ma una trattativa serve proprio a discutere quelle richieste, non a ratificarle.
E se il risultato fosse un’Ucraina più piccola, più debole e senza garanzie credibili, qualcuno dovrebbe almeno spiegare perché Putin dovrebbe fermarsi lì.
Una nuova Yalta
Leggi l'editoriale completo in edicola e su ilfattoquotidiano.it 📷 ilfat.to/4z9HR7u
Mi son fermato oggi pomeriggio a vedere questo video di @orsiniufficiale con @marattin dall’amico @a_monteleone .
Le baggianate di Orsini sono davvero qualcosa di imbarazzante per un professore chiamato (scusa Antonino) ovunque come “esperto.
Vediamo:
1. «Zelensky non ha mai fatto una proposta di pace».
Falso. E indegno anche solo dirlo. È unico ad aver proposto veramente la pace!
E basta poco per dimostrarlo.
Marzo 2022: a Istanbul Kyiv propone persino la neutralità permanente in cambio di garanzie di sicurezza.
Novembre 2022: Zelensky presenta al G20 un piano di pace in dieci punti.
Giugno 2024: l’Ucraina organizza il vertice internazionale di pace in Svizzera.
11 marzo 2025: Kyiv accetta la proposta americana di un cessate il fuoco generale di 30 giorni. Lo certifica l’amministrazione Trump.
Marzo 2025: l’Ucraina aderisce alle iniziative americane per una tregua energetica e per la sicurezza nel Mar Nero.
10 maggio 2025: Zelensky e quattro leader europei chiedono una tregua incondizionata di almeno 30 giorni.
7 ottobre 2026: Kyiv conferma la disponibilità a cinque formule di cessate il fuoco.
12 ottobre 2026: Zelensky propone nuovamente una tregua energetica reciproca.
Otto precedenti, tutti documentati. Si possono contestare le condizioni, ma negare che siano state avanzate proposte è semplicemente falso.
2. «L’Ucraina ha perso quasi interamente lo sbocco al mare».
Ma quale carta geografica sta guardando?
Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi sono ancora ucraini. I porti continuano a funzionare nonostante i bombardamenti.
3. «Se cadono Kramatorsk e Sloviansk, Putin arriva a Kyiv in un batter d’occhio».
In quale universo militare?
Parliamo di due città del sistema fortificato ucraino nel Donbas, difeso da anni. L’ISW considera estremamente improbabile una loro rapida conquista. Nell’ottobre 2026 i contrattacchi ucraini hanno persino complicato i piani russi.
Per avanzare di appena 11 chilometri tra Bakhmut e Chasiv Yar, ai russi sono serviti circa 26 mesi.
E dopo l’eventuale conquista? Kyiv resterebbe a oltre 500 chilometri in linea d’aria, con altre difese da superare e linee logistiche da sostenere.
La perdita delle due città sarebbe grave, ma non aprirebbe automaticamente la strada alla capitale. Orsini salta dalla conquista ipotetica di due città a un’offensiva di centinaia di chilometri senza spiegare come dovrebbe realizzarsi.
4. La Germania.
Orsini ricorda che nel 1990 alla Germania riunificata fu imposto un limite di 370.000 militari.
Vero. Ma dimentica l’articolo 6 dello stesso trattato, che garantiva alla Germania la libertà di scegliere le proprie alleanze.
Infatti rimase nella NATO.
Citare un trattato omettendo proprio la disposizione che indebolisce la propria tesi è quantomeno singolare.
5. «Il problema non sono i territori, ma la postura geopolitica dell’Ucraina».
Putin ha proclamato l’annessione di quattro regioni ucraine, comprese parti che nemmeno controllava.
Pretende territori, neutralità e limitazioni militari. Ma secondo Orsini il problema territoriale sarebbe secondario.
E da quando la Russia avrebbe acquisito il diritto di decidere il futuro politico e militare di un altro Stato?
6. Canada e Messico.
Secondo Orsini non potrebbero ospitare basi russe o cinesi perché confinano con gli Stati Uniti.
Una simile scelta potrebbe provocare una crisi diplomatica gravissima. Ma non esiste una norma internazionale che attribuisca agli Stati Uniti il diritto di vietarla, tantomeno di invadere un vicino.
Orsini dedica molto tempo a spiegare perché Putin pretende un’Ucraina neutrale, disarmata e subordinata agli interessi russi. Molto meno a spiegare perché quelle pretese dovrebbero essere
Ma c’è una domanda alla quale Orsini non risponde: una volta privata l’Ucraina delle alleanze e di una difesa militare adeguata, chi impedirebbe a Putin di invaderla nuovamente?
Orsini si limita a illustrare le condizioni del Cremlino, senza dimostrare che accettarle garantirebbe una pace duratura.
Decine di città, manifestazioni quasi simultanee, scontri con la polizia, vetrine sfondate e saccheggi. Davvero possiamo liquidare tutto come una coincidenza o come la solita protesta degenerata?
A Milano alcuni minorenni hanno raccontato di essere stati reclutati attraverso chat Telegram, con la promessa di poter prendere scarpe e vestiti dai negozi che altri avrebbero saccheggiato.
milano.corriere.it/notizie/c…
Fermiamoci su questo particolare: altri avrebbero sfondato le vetrine. Chi? Come facevano a saperlo? Chi ha organizzato quei gruppi? E perché le chat sarebbero state cancellate?
In Gran Bretagna, nel 2024, abbiamo già visto quanto rapidamente disinformazione e reti digitali possano contribuire a mobilitare gruppi violenti in città diverse.
publications.parliament.uk/p…
E allora proviamo a formulare uno scenario.
E se qualcuno stesse sfruttando la marginalità sociale di gruppi di giovanissimi, anche figli di immigrati di seconda o terza generazione, per reclutarli senza che abbiano alcun interesse per le ragioni delle manifestazioni?
Ragazzi che magari non sanno nemmeno cosa si stia contestando, ma sanno perfettamente dove andare perché qualcuno glielo ha comunicato, promettendo l’occasione di saccheggiare.
E se queste mobilitazioni fossero coordinate tra città diverse?
A quel punto arriva la domanda politicamente più scomoda: a chi conviene tutto questo?
Perché le immagini di città devastate, negozi saccheggiati e poliziotti aggrediti producono paura, rabbia e una comprensibile richiesta di sicurezza. E sappiamo quanto quel sentimento possa incidere sulle scelte elettorali.
Qualcuno potrebbe avere interesse ad alimentarlo deliberatamente? Oppure c’è chi si limita a sfruttare politicamente violenze organizzate da altri?
Sono due scenari molto diversi. Nessuno dei due va dato per dimostrato.
Ma sarebbe interessante sapere se le autorità stiano verificando eventuali collegamenti tra gli amministratori delle chat, i gruppi responsabili degli scontri e le mobilitazioni nelle diverse città.
Chi recluta questi ragazzi? Chi impartisce le istruzioni? Chi organizza chi sfonda le vetrine? Esistono canali comuni? E soprattutto, chi trae vantaggio da questa violenza?
Sto chiedendo di verificare se esista una regia organizzativa e, nel caso, quali interessi la muovano.
Perché arrestare chi saccheggia è necessario. Ma se qualcuno lo ha mandato lì apposta, fermarsi al ragazzino con le scarpe rubate significa lasciare indisturbato chi ha organizzato tutto.
@Piantedosim @GuidoCrosetto @GiorgiaMeloni @BeppeSala
Ora sappiamo che @elonmusk ga ordinato di rallentare Starlink, ostacolando i droni ucraini. E Trump potrebbe essere stato informato prima.
wsj.com/world/ukraine-starli…
@SecRubio assicura: «Non stiamo negando deliberatamente nulla all’Ucraina. Dobbiamo bilanciare gli obblighi verso i partner e i nostri standard».
Bene, ora cominciamo a capire i vostri standard: ostacolare chi si difende, favorire chi bombarda e lasciare morire gli ucraini
Anche i Patriot… Trump è un asset russo.
Breaking news: The Trump administration has not approved the transfer of interceptor missiles to Ukraine that are needed to protect the country from Russian attacks, officials said, a delay that comes as President Trump has embraced Russia in recent weeks. wapo.st/4yCb7T7
Forse non è chiaro.
Allora vi pubblico uno studio enorme e ve ne linko un secondo
Questo articolo tratta delle percezioni dei servizi segreti occidentali in merito alle attività di influenza russe, che saranno riassunte in dieci punti. In vari modi, tutti questi risultati sono già stati trattati in altri lavori accademici e mostrano anche una continuità delle attività di influenza risalenti alla Guerra Fredda.
La Russia rappresenta la principale minaccia.
La Russia svolge attività di influenza politica, il cui scopo principale è indebolire l'Unione Europea (UE) e la NATO.
La Russia sta prendendo di mira intere popolazioni; il suo approccio è quello del "divide et impera".
La Russia si serve delle minoranze, dei rifugiati e degli estremisti per portare avanti la sua strategia del "divide et impera".
L'intelligence umana è un importante strumento occulto di influenza.
Le operazioni informatiche rappresentano un altro importante strumento occulto di influenza.
Il settore energetico, gli affari e la corruzione vengono utilizzati come strumenti di influenza.
Si fa ampio uso di alleati e organizzazioni di copertura.
La Russia sta ricostruendo la realtà e riscrivendo la storia per legittimarsi e minare l'autorità altrui.
La forza militare è lo strumento di influenza per eccellenza.
Leggetelo e capirete la portata della situazione
nature.com/articles/s41599-0…
Il secondo è Explaining Russian state-sponsored disinformation campaigns: who is targeted and why?
Pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica East European Politics.
Gli autori esaminano gli attacchi di disinformazione attribuiti alla Russia contro Paesi europei ed ex sovietici tra il 2015 e il 2021, utilizzando un'analisi statistica.
I risultati indicano che le campagne risultano più frequenti quando:
Nel Paese bersaglio si svolgono elezioni nazionali.
Il Paese attraversa periodi di significativa instabilità politica.
Gli autori interpretano questi risultati come coerenti con l'obiettivo russo di influenzare le elezioni e alimentare le tensioni interne.
tandfonline.com/doi/full/10.…
Sephora, Unieuro, Foot Locker, Rolex, Armani.
Sono i negozi indicati in un sondaggio nelle chat sui disordini di Milano. Nelle stesse conversazioni si parla di passamontagna, ritrovi e organizzazione dei gruppi.
Altro che protesta contro il carovita. Qui si pianificano saccheggi.
E adesso qualcuno deve spiegare come sia stato possibile.
@BeppeSala denuncia la presenza di pochi agenti. @Piantedosim respinge le critiche. Intanto, in due giorni, oltre 200 fermati, circa l’80% minorenni.
Ma le responsabilità della sicurezza sono precise: il prefetto coordina, il questore gestisce l’ordine pubblico, il Viminale deve garantire risorse adeguate. Anche il Comune ha il dovere di collaborare alla prevenzione.
Le domande sono semplici: il rischio era stato valutato correttamente? Gli agenti erano sufficienti? Si potevano prevenire gli assalti?
Detto questo però servono conseguenze giudiziarie concrete.
Il nostro Codice penale prevede già da 8 a 15 anni per devastazione e saccheggio, quando ne ricorrono gli estremi. Identificazioni, processi, condanne proporzionate ai reati e risarcimento integrale dei danni devono essere la priorità.
Chi ha distrutto negozi e terrorizzato commercianti e cittadini deve risponderne. Anche quando è minorenne, secondo le regole della giustizia minorile.
Passiamo ad un altro problema che questi fatti portano.
La sicurezza è una condizione della libertà. Quando lo Stato non riesce a garantirla, cresce la domanda di soluzioni autoritarie.
È il terreno sul quale attecchiscono le promesse di uomini forti come Vannacci o di donne come Sardone: più potere, più repressione, meno garanzie.
La risposta deve essere uno Stato capace di prevenire i reati, individuare i responsabili e far rispettare le sentenze, senza sacrificare i diritti costituzionali.
Perché l’impunità non danneggia soltanto chi ha subito un furto o una devastazione.
Distrugge la fiducia nella giustizia. E quando i cittadini smettono di fidarsi della giustizia, qualcuno comincia a proporre di sostituirla con la forza.
Guardate bene questa mappa. Non tanto per quello che mostra, ma per chi l’ha realizzata e per quello che potrebbe esserci dietro.
Raccoglie le proteste avvenute in Europa tra il 21 settembre e il 17 ottobre 2026. Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo. Centinaia di migliaia di persone in piazza per salari, pensioni, caro affitti, scuola, spese militari e altre questioni sociali.
A pubblicarla è Rybar, una delle più importanti strutture di propaganda filorussa, fondata da un ex appartenente all’apparato comunicativo della Difesa russa e con legami documentati con l’ambiente di Prigožin.
Perché un’organizzazione del genere dovrebbe interessarsi tanto alle manifestazioni europee?
La risposta merita qualche riflessione.
La Russia conduce da anni una guerra ibrida contro l’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze politiche e operazioni per alimentare divisioni interne. Non sono fantasie complottiste, ma attività documentate dalle intelligence occidentali.
Ora aggiungiamo qualche elemento.
L’avvicinamento di una parte dell’estrema destra europea al mondo MAGA. Il sostegno pubblico di Musk all’AfD tedesca. Le posizioni di Trump nei confronti dell’Unione Europea. I rapporti di alcuni movimenti sovranisti con Mosca.
Si comincia a intravedere uno scenario piuttosto interessante. E preoccupante.
Una protesta legittima contro il carovita può diventare, attraverso migliaia di account, influencer e canali di propaganda, la dimostrazione che l’Europa sta crollando. Che Bruxelles è il nemico. Che le sanzioni alla Russia ci stanno distruggendo. Che aiutare l’Ucraina significa impoverire i cittadini europei.
Rafforzare i partiti che contestano le istituzioni europee, alimentare la sfiducia nei governi, ostacolare le decisioni comuni, bloccare gli aiuti militari a Kyiv e indebolire progressivamente l’Unione.
E c’è uno scenario ancora più pericoloso: la sovrapposizione tra campagne di disinformazione, tensioni sociali e operazioni di sabotaggio. Una crisi reale può essere amplificata artificialmente fino a diventare una crisi politica.
Naturalmente, questo non dimostra che Trump, Musk e i servizi russi operino sotto una regia comune. Sarebbe un’affermazione senza prove. Ma gli interessi possono convergere anche senza un accordo formale, e alcuni effetti politici possono favorire contemporaneamente attori molto diversi. Ed è evidente a tutti il sorprendente avvicinamento (tradimento) di Trump a Putin di queste ora
Putin vuole un’Europa debole e divisa. Una parte dell’estrema destra vuole ridimensionare o smantellare l’Unione. Trump considera spesso Bruxelles un avversario economico e politico.
Obiettivi differenti, con possibili risultati sorprendentemente simili.
E arriviamo alla questione politica.
Chi pensa che la guerra russa riguardi soltanto qualche territorio ucraino continua a non comprendere la dimensione dello scontro.
L’Ucraina è il fronte militare. L’Europa è anche un bersaglio politico, economico e informativo.
Per Mosca non è indispensabile conquistare militarmente una capitale europea. Può essere molto più conveniente contribuire a portare al governo forze disposte a paralizzare l’Unione dall’interno.
E mentre discutiamo se aiutare ancora gli ucraini a difendersi, dovremmo cominciare a chiederci quanto siamo preparati a difendere le nostre democrazie
Rybar, presentazione ufficiale: rybar.ru/about/
Consiglio UE, attività ibride russe: consilium.europa.eu/it/polic…
OCCRP, inchiesta sulle operazioni russe in Europa: occrp.org/en/investigation/l…
Carnegie, AfD e relazioni internazionali: carnegieendowment.org/resear…
Alcuni commenti sono imbarazzanti.
Qui spiego for dummies.
Nei commenti del post sotto che ha fatto il giro del mondo, mi si chiede “ma
Non vedi le colpe europee e la loro negligenza? Altri che colpa di…”
Ragazzi imparate a leggere però
Chi ha mai sostenuto che Putin sia onnipotente o che abbia inventato il malcontento europeo?
L’Europa ha commesso errori enormi. Ha costruito una dipendenza energetica dalla Russia persino dopo l’annessione della Crimea (Merkel ha enormi responsabilità) ha trascurato per decenni la propria sicurezza, ha accumulato ritardi tecnologici e industriali e non è riuscita a contrastare adeguatamente la crisi abitativa e l’erosione del potere d’acquisto.
Poi è arrivata l’invasione russa dell’Ucraina, con lo shock energetico e inflazionistico che ne è seguito. E Trump, con i suoi dazi, le guerre commerciali e l’incertezza imposta agli alleati europei, ha aggiunto altri problemi.
Quindi sì, gli europei hanno ottime ragioni per essere arrabbiati. E molte responsabilità sono dei nostri governi.
Ma come diavolo si possa dedurre da questo che la Russia non stia conducendo una guerra ibrida contro l’Europa è un mistero.
Sabotaggi, cyberattacchi, interferenze elettorali, operazioni di disinformazione e campagne per esasperare le divisioni sociali sono attività documentate. Non serve credere a un Putin onnipotente: basta leggere i rapporti delle intelligence europee.
E soprattutto, il malcontento reale è esattamente ciò che rende più efficace una campagna di destabilizzazione.
Se milioni di persone faticano a pagare affitto e bollette, non devi inventarti la loro rabbia. Devi alimentarla, indirizzarla, amplificarla e possibilmente trasformarla in sfiducia verso le istituzioni democratiche.
Lo stesso vale per i disordini. Non occorre che Mosca organizzi un saccheggio a Milano perché le immagini di quel saccheggio possano diventare materiale di propaganda. E questo, naturalmente, non dimostra alcun coinvolgimento russo negli episodi specifici.
Nessuno sostiene seriamente che Putin abbia creato Trump, Brexit, Le Pen o l’AfD. Il punto è verificare quando e come Mosca abbia cercato di favorire fenomeni politici già esistenti.
E c’è un altro elemento da considerare. Quando l’Europa cerca di reagire a queste crisi individuando un nemico esterno e costruendo una contrapposizione sempre più aggressiva con lo straniero, rischia di trasformare il disagio sociale in conflitto identitario. Storicamente è accaduto molte volte: nei momenti di crisi, la ricerca di un capro espiatorio e la contrapposizione tra “noi” e “loro” hanno spesso prodotto violenza, persecuzioni e ulteriore instabilità.
Questo non significa che ogni critica all’immigrazione, alla Russia o alle politiche estere europee sia illegittima. Significa che una risposta politica fondata sulla demonizzazione collettiva e sulla contrapposizione permanente può diventare essa stessa uno strumento di destabilizzazione, indipendentemente da chi l’abbia originata o da chi cerchi di sfruttarla.
Confondere l’origine di un problema con il suo sfruttamento deliberato significa non aver compreso come funziona una guerra ibrida.
E la cosa paradossale è che proprio chi invita a guardare in faccia la realtà europea finisce per ignorarne una parte fondamentale: le nostre debolezze sono reali, ma lo sono anche quelli che cercano di sfruttarle contro di noi.
Fabio Lazza retweeted
Meloni's strong condemnation of the US diesel deal with Russia would carry more weight if Italian exporters weren't falling over themselves transshipping goods to Russia. Europe is all about big speeches and virtue signaling. It's all just empty words...
robinjbrooks.substack.com/p/…
Nei commenti del post sotto che ha fatto il giro del mondo, mi si chiede “ma
Non vedi le colpe europee e la loro negligenza? Altri che colpa di…”
Ragazzi imparate a leggere però
Chi ha mai sostenuto che Putin sia onnipotente o che abbia inventato il malcontento europeo?
L’Europa ha commesso errori enormi. Ha costruito una dipendenza energetica dalla Russia persino dopo l’annessione della Crimea (Merkel ha enormi responsabilità) ha trascurato per decenni la propria sicurezza, ha accumulato ritardi tecnologici e industriali e non è riuscita a contrastare adeguatamente la crisi abitativa e l’erosione del potere d’acquisto.
Poi è arrivata l’invasione russa dell’Ucraina, con lo shock energetico e inflazionistico che ne è seguito. E Trump, con i suoi dazi, le guerre commerciali e l’incertezza imposta agli alleati europei, ha aggiunto altri problemi.
Quindi sì, gli europei hanno ottime ragioni per essere arrabbiati. E molte responsabilità sono dei nostri governi.
Ma come diavolo si possa dedurre da questo che la Russia non stia conducendo una guerra ibrida contro l’Europa è un mistero.
Sabotaggi, cyberattacchi, interferenze elettorali, operazioni di disinformazione e campagne per esasperare le divisioni sociali sono attività documentate. Non serve credere a un Putin onnipotente: basta leggere i rapporti delle intelligence europee.
E soprattutto, il malcontento reale è esattamente ciò che rende più efficace una campagna di destabilizzazione.
Se milioni di persone faticano a pagare affitto e bollette, non devi inventarti la loro rabbia. Devi alimentarla, indirizzarla, amplificarla e possibilmente trasformarla in sfiducia verso le istituzioni democratiche.
Lo stesso vale per i disordini. Non occorre che Mosca organizzi un saccheggio a Milano perché le immagini di quel saccheggio possano diventare materiale di propaganda. E questo, naturalmente, non dimostra alcun coinvolgimento russo negli episodi specifici.
Nessuno sostiene seriamente che Putin abbia creato Trump, Brexit, Le Pen o l’AfD. Il punto è verificare quando e come Mosca abbia cercato di favorire fenomeni politici già esistenti.
E c’è un altro elemento da considerare. Quando l’Europa cerca di reagire a queste crisi individuando un nemico esterno e costruendo una contrapposizione sempre più aggressiva con lo straniero, rischia di trasformare il disagio sociale in conflitto identitario. Storicamente è accaduto molte volte: nei momenti di crisi, la ricerca di un capro espiatorio e la contrapposizione tra “noi” e “loro” hanno spesso prodotto violenza, persecuzioni e ulteriore instabilità.
Questo non significa che ogni critica all’immigrazione, alla Russia o alle politiche estere europee sia illegittima. Significa che una risposta politica fondata sulla demonizzazione collettiva e sulla contrapposizione permanente può diventare essa stessa uno strumento di destabilizzazione, indipendentemente da chi l’abbia originata o da chi cerchi di sfruttarla.
Confondere l’origine di un problema con il suo sfruttamento deliberato significa non aver compreso come funziona una guerra ibrida.
E la cosa paradossale è che proprio chi invita a guardare in faccia la realtà europea finisce per ignorarne una parte fondamentale: le nostre debolezze sono reali, ma lo sono anche quelli che cercano di sfruttarle contro di noi.
Guardate bene questa mappa. Non tanto per quello che mostra, ma per chi l’ha realizzata e per quello che potrebbe esserci dietro.
Raccoglie le proteste avvenute in Europa tra il 21 settembre e il 17 ottobre 2026. Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo. Centinaia di migliaia di persone in piazza per salari, pensioni, caro affitti, scuola, spese militari e altre questioni sociali.
A pubblicarla è Rybar, una delle più importanti strutture di propaganda filorussa, fondata da un ex appartenente all’apparato comunicativo della Difesa russa e con legami documentati con l’ambiente di Prigožin.
Perché un’organizzazione del genere dovrebbe interessarsi tanto alle manifestazioni europee?
La risposta merita qualche riflessione.
La Russia conduce da anni una guerra ibrida contro l’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze politiche e operazioni per alimentare divisioni interne. Non sono fantasie complottiste, ma attività documentate dalle intelligence occidentali.
Ora aggiungiamo qualche elemento.
L’avvicinamento di una parte dell’estrema destra europea al mondo MAGA. Il sostegno pubblico di Musk all’AfD tedesca. Le posizioni di Trump nei confronti dell’Unione Europea. I rapporti di alcuni movimenti sovranisti con Mosca.
Si comincia a intravedere uno scenario piuttosto interessante. E preoccupante.
Una protesta legittima contro il carovita può diventare, attraverso migliaia di account, influencer e canali di propaganda, la dimostrazione che l’Europa sta crollando. Che Bruxelles è il nemico. Che le sanzioni alla Russia ci stanno distruggendo. Che aiutare l’Ucraina significa impoverire i cittadini europei.
Rafforzare i partiti che contestano le istituzioni europee, alimentare la sfiducia nei governi, ostacolare le decisioni comuni, bloccare gli aiuti militari a Kyiv e indebolire progressivamente l’Unione.
E c’è uno scenario ancora più pericoloso: la sovrapposizione tra campagne di disinformazione, tensioni sociali e operazioni di sabotaggio. Una crisi reale può essere amplificata artificialmente fino a diventare una crisi politica.
Naturalmente, questo non dimostra che Trump, Musk e i servizi russi operino sotto una regia comune. Sarebbe un’affermazione senza prove. Ma gli interessi possono convergere anche senza un accordo formale, e alcuni effetti politici possono favorire contemporaneamente attori molto diversi. Ed è evidente a tutti il sorprendente avvicinamento (tradimento) di Trump a Putin di queste ora
Putin vuole un’Europa debole e divisa. Una parte dell’estrema destra vuole ridimensionare o smantellare l’Unione. Trump considera spesso Bruxelles un avversario economico e politico.
Obiettivi differenti, con possibili risultati sorprendentemente simili.
E arriviamo alla questione politica.
Chi pensa che la guerra russa riguardi soltanto qualche territorio ucraino continua a non comprendere la dimensione dello scontro.
L’Ucraina è il fronte militare. L’Europa è anche un bersaglio politico, economico e informativo.
Per Mosca non è indispensabile conquistare militarmente una capitale europea. Può essere molto più conveniente contribuire a portare al governo forze disposte a paralizzare l’Unione dall’interno.
E mentre discutiamo se aiutare ancora gli ucraini a difendersi, dovremmo cominciare a chiederci quanto siamo preparati a difendere le nostre democrazie
Rybar, presentazione ufficiale: rybar.ru/about/
Consiglio UE, attività ibride russe: consilium.europa.eu/it/polic…
OCCRP, inchiesta sulle operazioni russe in Europa: occrp.org/en/investigation/l…
Carnegie, AfD e relazioni internazionali: carnegieendowment.org/resear…
Fabio Lazza retweeted
Translation: The President shows he’s being duped by Putin and doesn’t know who is at fault in this war. He denies what other members of his own Administration are saying about Russian aid to Iran. This will go down as a very embarrassing chapter in U.S. history.
truthsocial.com/@realDonaldT…
Fabio Lazza retweeted
Sanctions relief will continue. I think the diesel deal and the move regarding the Lindsey Graham Act are not the end of it. Unfortunately.
It’s unfortunate because we all had great respect for Lindsey. He devoted his life to America. We had an excellent relationship with him. And shortly before the tragedy, Lindsey was in Ukraine. He always supported us very strongly and pushed for as much assistance to Ukraine as possible.
It’s difficult without him, I’ll be honest. I want to thank both Democrats and Republicans who supported his bill. That was a major victory: this truly bipartisan support. And now, the decision to undo all of this, to block all of it, seems wrong to me. And it definitely helps only the Russians. It only fuels their satisfaction and their desire to keep killing people. This certainly does not stop the war.
From answers to journalists’ questions. (1/3)
Fabio Lazza retweeted
BREAKING: Ukraine has just struck the St. Petersburg oil port and set it ablaze, with massive fires rising, one of Russia's largest fuel storage and export facilities.
Zelensky said two days ago that Ukraine will restart major strikes on Russian energy. "The block on attacking refineries is out. We're done."
Fabio Lazza retweeted
Vladimir Putin appears to have concluded that he cannot win the war in Ukraine on the battlefield. His strategy now is to grind Ukraine down. How scandalous that Donald Trump has become his best weapon economist.com/leaders/2026/1…
Una logica talmente assurda che, applicata alla realtà, renderebbe più pericoloso chi compra un antifurto di chi ti sta svaligiando casa.
È il ragionamento di Travaglio: siccome l’Europa spende in difesa tre volte più della Russia, dovrebbero essere i russi ad avere paura di noi. Quattro anni e mezzo di invasione dell’Ucraina evidentemente non bastano a capire chi stia aggredendo chi.
@GuidoCrosetto parla di una Russia che ha già dimostrato di voler conquistare territori con la forza. Travaglio gli risponde spiegandoci che le armi servono anche alla deterrenza. Grazie Marco. Peccato che Putin quella deterrenza la stia esercitando da anni a colpi di missili sulle città ucraine.
E c’è un particolare che Travaglio trascura: la Russia sta già conducendo operazioni ostili contro l’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, interferenze elettorali, campagne di disinformazione. Non sono fantasie di Crosetto: sono attività denunciate e, in diversi casi, attribuite a Mosca dalle autorità europee.
Per Travaglio, invece, il pericolo sembra cominciare soltanto quando arrivano i carri armati.
E allora una domanda, Marco: quanti Paesi deve ancora aggredire Putin prima che tu smetta di contare i miliardi europei e cominci a guardare quello che fa la Russia?
Poi la lezioncina di storia: Napoleone, Hitler, la povera Russia sempre invasa. Spariscono la Polonia del 1939, la Finlandia, i Baltici, l’Ungheria e la Cecoslovacchia.
E siccome criticare il Cremlino sarebbe addirittura assimilabile all’odio contro i russi, tira fuori pure la legge Mancino. Ormai manca soltanto una denuncia per russofobia a chi ricorda Bucha.
Il finale sulla Svizzera è di una banalità sconcertante. Sembra scritto da un alpino a fine adunata…
Missili balistici
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#ilfattoquotidiano
Quindi la Georgia nel 2008, la Crimea e il Donbass nel 2014 e l'invasione su larga scala dell'Ucraina nel 2022 sarebbero stati tutti sogni?
E la Moldavia, con le truppe russe ancora presenti in Transnistria contro la volontà del governo moldavo?
Sostenere che Putin oggi non abbia i mezzi per invadere e occupare militarmente l'Europa è un conto. Affermare che non abbia alcun interesse a minacciare altri Paesi europei è tutt'altra cosa.
Peraltro, non serve arrivare a Berlino con i carri armati per rappresentare una minaccia alla sicurezza europea. Bastano operazioni ibride, sabotaggi, cyberattacchi e pressioni militari sui Paesi confinanti.
E il fatto che in Europa esistano problemi gravissimi di salari, sanità, scuola e abitazioni non rende immaginaria la minaccia russa. Le due questioni possono tranquillamente coesistere.
E c'è un dato recentissimo: il 24 settembre 2026 l'intelligence danese ha valutato basso, ma crescente, il rischio di un attacco militare russo limitato contro Paesi NATO, prevedendo un'intensificazione delle operazioni ibride.
Il 14 ottobre la NATO ha precisato di non vedere una minaccia militare imminente contro il proprio territorio. Questo però non equivale a escludere rischi futuri.
Ma tutti questo Melloni non lo sa….
Fabio Lazza retweeted
Replying to @LaVeritaWeb @stegraziosi
Immaginate il titolo de La Veritá del 1940:
«Hitler e Mussolini contro l’ex imbianchino Churchill: impossibile trattare con lui, non vuole la pace».
E sotto, la foto dei due dittatori che si consultano.
#giornalai
Federico, apprezzo il tono civile e provo a risponderti con altrettanta correttezza. Però nella tua ricostruzione ci sono diversi problemi, alcuni piuttosto seri.
Monaco 1938. Nessuno sostiene seriamente che Putin abbia già un piano operativo per conquistare tutta l’Europa. Il paragone riguarda il principio delle concessioni territoriali a una potenza aggressiva nella speranza di fermarne l’espansionismo. Nel 2008 la Russia interviene militarmente in Georgia, nel 2014 occupa e annette la Crimea, nel 2022 tenta di sottomettere militarmente l’Ucraina. Quante aggressioni servono prima di riconoscere un comportamento espansionista?
Gli accordi di Minsk. Ti invito a rileggerli. Non prevedevano affatto la neutralità dell’Ucraina. Prevedevano un cessate il fuoco, il ritiro delle armi pesanti, disposizioni sull’autogoverno locale, elezioni e il ripristino del controllo ucraino della frontiera. Furono applicati solo parzialmente, con responsabilità e violazioni da più parti. Attribuire l’intero fallimento all’Occidente è una ricostruzione selettiva. E soprattutto: la Russia aveva già occupato la Crimea PRIMA di Minsk.
Merkel e Hollande. Hanno effettivamente dichiarato che Minsk consentì all’Ucraina di guadagnare tempo e rafforzarsi. Ma da questo non discende che l’Occidente avesse pianificato una guerra contro la Russia. È una conclusione che aggiungi tu, senza dimostrarla. Nel 2014 l’Ucraina aveva già subito un’aggressione territoriale. Rafforzarne le difese era una conseguenza comprensibile.
La NATO. La sicurezza russa è un interesse legittimo, ma non attribuisce a Mosca il diritto di decidere le alleanze dei Paesi confinanti. La Carta OSCE di Istanbul del 1999, sottoscritta anche dalla Russia, riconosce espressamente agli Stati la libertà di scegliere le proprie alleanze. Perché questo principio dovrebbe valere per la Russia e non per l’Ucraina?
La guerra per procura. Il sostegno militare occidentale è evidente. Ma confondi la dipendenza dagli aiuti con l’assenza di volontà politica autonoma. Gli ucraini combattono sul proprio territorio contro un esercito straniero. Senza l’invasione russa del 2022 non ci sarebbe stata questa guerra su vasta scala. Definire gli ucraini un avamposto sacrificabile significa attribuire a Washington le loro decisioni senza dimostrarlo.
La tua proposta di pace. Parli di un’architettura di sicurezza europea sul modello di Helsinki. Ma Helsinki riconosceva anche la sovranità, l’inviolabilità delle frontiere e il divieto dell’uso della forza. Principi che la Russia ha violato.
E qui arriviamo alla questione fondamentale.
Se domani Putin minacciasse militarmente Estonia, Lettonia o Lituania, cosa proporresti concretamente? Un’altra conferenza? Nuove garanzie russe? Un’altra neutralità imposta?
E chi garantirebbe il rispetto degli accordi?
Armi e sanzioni. Dici che non hanno funzionato. Rispetto a quale obiettivo? La Russia non ha conquistato Kyiv, non ha rovesciato il governo ucraino e non ha ottenuto la capitolazione del Paese. Il sostegno occidentale ha contribuito a impedirlo. Che non abbia ancora prodotto una pace accettabile è evidente, ma non significa che sia stato inutile.
Infine, la minaccia nucleare. Se il possesso dell’arma atomica consente di conquistare territori e ottenere concessioni, quale incentivo stiamo offrendo alle altre potenze nucleari? E quale incentivo diamo agli Stati non nucleari a non procurarsela?
Sono favorevole alla diplomazia. Ma una pace senza garanzie credibili rischia di diventare soltanto una tregua prima della prossima aggressione.
Tu proponi un sistema di sicurezza comune. Bene. Ti chiedo soltanto di spiegare come dovrebbe funzionare quando uno dei partecipanti decide di violarlo militarmente.
Ad Andrea sfuggono le categorie.
Si bello il prototipo. Ma la notizia è che @elonmusk ha consigliato a Trump di introdurre limiti di velocità sul sistema, che ha ostacolato le difese con i droni dell'Ucraina, secondo quattro fonti informate sulle discussioni.
Capisco sia complesso capire le priorità, ma questa è evidente Andrea.
Non nasconderti





















