goldkampa retweeted
🚨 BOTTAS ⚔️ CHARLES:
Bottas: 10 wins, 67 podiums. 💥
Leclerc: 9 wins, 56 podiums. 😭
FIRST BOTTAS, NOW KIMI. 🤣
Dear Lord, give this fanbase some self-respect. 🤡
#LewisHamilton #CharlesLeclerc #F1
goldkampa retweeted
Replying to @GiorgiaMeloni
@GiorgiaMeloni, la donna, madre e cristiana, ha deciso che il bonus bebè, 0.27€ al giorno, andranno a tutti i neonati purché non siano stati adottati.
Non so se mi fa più vomitare come donna, come madre, come cristiana o come prima PdC donna.
Forse mi fa solo vomitare e basta
goldkampa retweeted
60 euro l'ora non li prende neanche un ricercatore qui,e li danno alla mamma della famiglia del bosco,una truffatrice che ti "metteva in contatto con gli animali defunti"
Eh ma è una scuola privata,una di quelle a cui il nostro sciagurato governo ha dato un contributo
goldkampa retweeted
Replying to @silviaballestra
Fatti un giro su internet e guarda chi è la presidente di questo fantomatico istituto pedagogico, tale Vincenza Palmieri. Legata alla destra di Progetto Nazionale di Puschiavo, ha scritto un libro su Bibbiano ed è Legata a ProVita. Molto edificante...
goldkampa retweeted
+++ IMPORTANTE +++
La Redazione di Lercio precisa di non avere nulla a che fare (peccato, perché è un capolavoro) con la notizia relativa alla mamma della famiglia del bosco che sarà pagata come docente all'Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.
goldkampa retweeted
Contestazione dei tifosi fuori l’Allianz Stadium🗣️
“125 anni di gloria, la nostra maglia è storia, ridateci la nostra Juventus”
📹 @costantinovins
goldkampa retweeted
Samuel Di Cosimo studente fermato senza un motivo a cui sequestrano anche la Costituzione che lui teneva nello zaino "io sono un ragazzo che ama il testo costituzionale per la sua formalità e per la sua bellezza matematica"
che gran generazione
#inaltreparole #Meloni #1novembre
goldkampa retweeted
Il 17 febbraio 2023 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Augusta Montaruli a 1 anno e 6 mesi di reclusione per il reato di peculato.
La sentenza è arrivata nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria denominata "Rimborsopoli", relativa all'uso illecito di fondi.
goldkampa retweeted
In giorni in cui qualcuno preferisce colpire la propria squadra invece di sostenerla, le parole di Patrice #Evra tornano come uno schiaffo necessario: "È facile amarla quando le cose vanno bene. Ora abbiamo bisogno di tutti".
La vecchia signora è ferita, non morta. E chi oggi butta benzina sul fuoco, tra storie e teorie, sta remando contro i propri colori. Il tifo vero si misura adesso, non nelle vittorie.
Si è gobbi solo quando si vince, o anche quando fa male? 👑
#CodiceBianconero #FinoAllaFine #JuveNapoli #Spalletti #Juventus
goldkampa retweeted
Due pesi e due misure che raccontano molto del nostro sistema di cittadinanza.
Flávio Bolsonaro, nato e residente in Brasile, ha ottenuto la cittadinanza italiana in appena tre anni grazie alle sue origini familiari, attraverso un trisnonno veneto.
Sarah Ikuenobe, invece, è nata in Italia da genitori nigeriani, vive a Torino, studia e pratica atletica. Ha soltanto 16 anni e, nonostante sia cresciuta in questo Paese, non è ancora riconosciuta come cittadina italiana.
Due storie diverse, ma una domanda inevitabile: com’è possibile che le origini di un antenato possano aprire così rapidamente le porte della cittadinanza, mentre una ragazza nata e cresciuta in Italia debba ancora aspettare?
Sarah non è un’ospite nel Paese in cui è nata, vive e costruisce il suo futuro. È una ragazza che appartiene alla società italiana e che merita di vedere riconosciuta la propria realtà.
La cittadinanza non dovrebbe essere un privilegio legato al sangue, ma uno strumento di riconoscimento per chi fa parte concretamente di una comunità.
Non si tratta di fare un favore a Sarah o a migliaia di altri ragazzi come lei. Si tratta di riconoscere un diritto da sanare. Farlo è un atto di civiltà.
goldkampa retweeted
La lunga strada nera
Roma, 26 dicembre 1946. Nello studio di Arturo Michelini nasce il Movimento sociale italiano. Il suo simbolo sarà una fiamma tricolore.
Molti fondatori vengono da Salò. Pino Romualdi era ai vertici del Partito fascista repubblicano. Giorgio Almirante, che del partito sarà segretario due volte, negli anni del regime scriveva su La difesa della razza. Nel 1944 era capo di gabinetto del ministero della Cultura popolare della Repubblica sociale, poi tenente della brigata nera contro i partigiani.
Maggio 1944. Sui muri del Grossetano compare un bando. Partigiani e renitenti devono consegnarsi entro la mezzanotte del 25 maggio. Chi non lo fa sarà fucilato alla schiena. In calce: «per il Ministro Mezzasoma capo di gabinetto Giorgio Almirante».
Giugno 1971. L'Unità e il Manifesto pubblicano quel bando. Almirante li querela per diffamazione. Dopo sette anni e due passaggi in Cassazione i giornalisti vengono assolti.
Al primo congresso, nel 1948, il partito trova la sua formula sul fascismo. Non rinnegare, non restaurare.
Nei primi anni Cinquanta la presidenza onoraria va a Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas, e al maresciallo Rodolfo Graziani, che in Etiopia aveva usato i gas. Tutti e due condannati per collaborazionismo con i tedeschi. Diciannove anni a Graziani, dodici a Borghese, ridotti subito a tre. Nel 1970 Borghese tenta il colpo di Stato.
Il Msi siede in Parlamento dal 1948. Deputati, senatori, sezioni, tessere.
Dentro il partito c'è chi vuole altro. Nel 1954 Pino Rauti, ex volontario di Salò, organizza la corrente di Ordine Nuovo. Nel 1956 esce e fonda il Centro Studi Ordine Nuovo con Clemente Graziani, Paolo Signorelli, Stefano Delle Chiaie. Delle Chiaie nel 1960 fonda Avanguardia Nazionale.
Nel 1969 Rauti torna nel Msi, di cui sarà segretario nel 1990. Chi resta fuori prosegue come Movimento politico Ordine Nuovo. Nel 1973 trenta aderenti vengono condannati per ricostituzione del partito fascista e il governo lo scioglie. Il 10 luglio 1976 Pierluigi Concutelli, di Ordine Nuovo, uccide a Roma Vittorio Occorsio, il pubblico ministero di quel processo. Trentadue colpi di mitra. Lo stesso anno viene sciolta Avanguardia Nazionale.
Peteano, 31 maggio 1972. Una telefonata anonima segnala ai carabinieri una Fiat 500 abbandonata. Quando la ispezionano, esplode. Franco Dongiovanni, 23 anni. Antonio Ferraro, 29. Donato Poveromo, 33. Le indagini puntano prima su Lotta Continua, poi su un gruppo di goriziani che passano più di un anno in carcere e vengono assolti. Una sentenza dichiarerà falsi i verbali del sopralluogo. La voce della telefonata è di Carlo Cicuttini, segretario della sezione del Msi di Manzano. Ergastolo, con Vincenzo Vinciguerra.
Vinciguerra racconta che Almirante fece arrivare 35.000 dollari a Cicuttini, latitante in Spagna, per un'operazione alle corde vocali. Nel 1986 Almirante viene rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato. Prima del dibattimento il reato viene dichiarato estinto per amnistia, senza un accertamento nel merito della responsabilità.
7 aprile 1973. Direttissimo Torino-Roma, circa cinquecento passeggeri. Nico Azzi, del gruppo La Fenice, fino a poco prima iscritto al Msi, si chiude nella toilette con l'esplosivo. Il detonatore gli scoppia addosso. Lui e i complici si erano fatti vedere sul treno con copie di Lotta Continua. Secondo la sentenza quella bomba doveva fare vittime. La colpa doveva ricadere sulla sinistra.
12 aprile 1973, Milano. Il Msi porta in piazza un corteo vietato poche ore prima. In via Bellotti una bomba a mano colpisce al petto l'agente Antonio Marino. Ha 22 anni, è in polizia da due. Per il lancio delle bombe vengono condannati Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Le bombe le aveva fornite Azzi. Tra i dirigenti missini indagati c'è anche Ignazio La Russa, allora responsabile del Fronte della Gioventù a Milano. Non viene rinviato a giudizio.
Brescia, piazza della Loggia, 28 maggio 1974. Una bomba in un cestino durante una manifestazione antifascista. Otto morti, più di cento feriti. Due ore dopo la piazza viene lavata con gli idranti dei pompieri. Nel 2017 la Cassazione rende definitivo l'ergastolo per Carlo Maria Maggi, capo di Ordine Nuovo nel Triveneto. Veniva dal Msi. Imputato nello stesso processo, Pino Rauti è stato assolto.
A che cosa servivano quelle bombe lo hanno scritto i giudici e il Parlamento. Per la Corte d'assise d'appello di Milano piazza della Loggia rientra in una strategia della tensione, e Maggi sapeva di poter contare sulle coperture di uomini degli apparati dello Stato. Nei lavori della Commissione stragi quel disegno ha una formula: destabilizzare per stabilizzare. Paura, colpa addossata alla sinistra, richiesta d'ordine, svolta autoritaria. Il prezzo lo pagavano otto persone in una piazza di Brescia. Cinquecento passeggeri di un treno si sono salvati perché un detonatore è scoppiato troppo presto.
Sezze, 28 maggio 1976. Comizio di Sandro Saccucci, deputato del Msi. Quella sera partono colpi di pistola. Muore Luigi Di Rosa, militante della Fgci. Antonio Spirito resta ferito. Saccucci fugge in Argentina, il partito lo espelle. Nel 1979 la Corte d'assise di Latina condanna Pietro Allatta, del seguito di Saccucci, per l'uccisione di Di Rosa e le lesioni a Spirito. Nel 1985 Saccucci viene prosciolto dall'accusa di concorso in omicidio.
Le responsabilità penali sono individuali. Alcuni di quegli uomini erano già usciti dal Msi, altri ne vengono espulsi. Resta una storia politica con cui fare i conti.
Gennaio 1995, Fiuggi. Il Msi si scioglie in Alleanza Nazionale. Le tesi del congresso riconoscono l'antifascismo come «momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici».
Dieci mesi prima Gianfranco Fini aveva detto alla Stampa che Mussolini era stato «il più grande statista del secolo». Nel simbolo del nuovo partito la fiamma resta. Chi rifiuta la svolta segue Rauti in un altro partito. Lo chiama Fiamma Tricolore.
Nel 2009 Alleanza Nazionale confluisce nel Popolo della libertà. Nel 2012 un gruppo di dirigenti, tra cui l'attuale presidente del Senato, ne esce e fonda Fratelli d'Italia. Il primo simbolo è senza fiamma. Nel 2014 il partito ottiene dalla Fondazione Alleanza Nazionale di usare il vecchio contrassegno. Nel 2017 lo rinnova: via la sigla Msi, via il nome di Alleanza Nazionale. La fiamma resta, in primo piano. La presentano come «origine della nostra storia».
26 dicembre 2022. La sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti scrive sui social: «Onore ai fondatori ed ai militanti missini».
Nel 2024 in Fratelli d'Italia si discute se togliere la fiamma. Il presidente del Senato, tra i fondatori, risponde: «Anche il mondo finirà prima o poi».
Ottobre 2026. In televisione la storica Michela Ponzani dice che con un decreto sicurezza come quello di oggi, nel 1973, probabilmente non avremmo questo presidente del Senato. Aggiunge che quel 12 aprile lui si mise a capo del corteo. Il presidente del Senato dà mandato ai legali. Il portavoce fa sapere che querelerà chiunque associ il suo nome alla morte di Antonio Marino e che gli atti escludono ogni sua responsabilità. Ponzani risponde per iscritto. Precisa di non avergli mai attribuito responsabilità penali e rivendica il diritto di ricordarne il ruolo politico.
Quella storia si può studiare, raccontare, discutere. Renderle onore senza distinguere è una scelta politica. Che cosa significa farlo oggi, conoscendo queste pagine?
Onore. Franco Dongiovanni, Antonio Ferraro, Donato Poveromo. Antonio Marino. Gli otto morti di piazza della Loggia. Luigi Di Rosa. Vittorio Occorsio.
goldkampa retweeted
Ieri sera tasera, a #Ottoemezzo, Lilli #Gruber ha chiesto a @MichelaPonzani se avesse intenzione di scusarsi con il Presidente del Senato @Ignazio_LaRussa che aveva promesso di ritirare la querela in cambio delle scuse della “signora Ponzani” (l’ha chiamata propro così: signora Ponzani).
E lei non solo non si è scusata con La Russa, ma ha risposto con ardore e passione come storica e come Donna perché il "potere" sinricordi che siamo in un Paese democratico e non autoritario:
“La professoressa #Ponzani non ha nessuna intenzione di scusarsi con il signor Presidente del Senato. E ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare le mie ragioni, la mia onorabilità e la mia professionalità.
Anzi, vorrei ricordare al Presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come titoli nobiliari: costano tanta fatica, e per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette. Quindi io pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria!
Ignazio #LaRussa era coinvolto in quella manifestazione del 1973 in quanto era a capo di un corteo che era stato vietato dal prefetto per motivi di ordine pubblico.
Se l’onorevole La Russa vuole querelare me semplicemente per aver ricordato un fatto storico, deve querelare anche tutti gli autori di libri che parlano di questo fatto, deve querelar l’archivio centrale che conserva ancora la documentazione della questura di Milano, deve querelare i giornali dell’epoca che riportano fedeli le cronache di quel che accadde.
I fascisti del Movimento Sociale e del Fronte della Gioventù, di cui La Russa era segretario, devastarono Milano con incidenti gravissimi. Quella manifestazione non era autorizzata, e venne ucciso un agente di polizia di 22 anni.
Io non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio: ho detto che era presente a quella manifestazione.
Se si vuol negare la Storia, spiace dirlo per chi pensa di essere tornato ai tempi delle monarchie assolute, ma gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, devono casomai smontare le narrazioni di comodo.
Questo è il nostro mestiere e io continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione”.
goldkampa retweeted
Quest’uomo si chiamava Enrico Mattei.
È stato uno dei grandi italiani del Novecento. Forse troppo grande.
Partigiano, comandante della Resistenza cattolica, politico, imprenditore illuminato.
Ma prima di tutto: un visionario.
Uno che letteralmente si è fatto dal niente, lui, nato povero nel 1906 da una modesta famiglia marchigiana, a vent’anni è già dirigente di una piccola azienda e a trenta imprenditore nel settore chimico.
Durante la guerra entra nella Resistenza e diventa uno dei capi del CLN. Viene pure arrestato dal fascismo ed evade dal carcere in modo rocambolesco un mese dopo. Organizza uomini, armi, viveri, costruisce reti di contatti tra preti, operai, contadini e industriali.
Finirà per essere uno dei sette esponenti del CLN alla testa della manifestazione, il giorno della Liberazione di Milano.
Finita la guerra, nel 1945 il governo gli affida il compito di liquidare l’Agip, considerata un carrozzone inservibile, un relitto del fascismo.
Lui disobbedisce. Capisce che l’Italia, se vuole rinascere, ha bisogno di energia, non di svendersi.
Così salva l’Agip, la rilancia, e nel 1953 fonda l’Eni, che diventerà il motore dello sviluppo economico italiano.
Non lo fa dietro una scrivania. Sale a bordo del suo aereo e vola direttamente a trattare coi Paesi produttori, rompendo il monopolio delle Sette Sorelle. Tratta tutti alla pari, offrendo ad arabi e iraniani il 50% dei profitti, violando le regole del cartello.
Fa dell’Eni un motore economico e insieme uno strumento di politica estera.
Collabora con l’Unione Sovietica, dialoga con i Paesi arabi, parla di dignità e indipendenza in un tempo (mai finito) in cui l’Italia è sotto l’influenza soffocante degli americani.
Rovescia la piramide nei rapporti tra Nord e Sud del mondo, e lo stesso fa anche nei rapporti tra “padrone” e dipendente, restituisce dignità ai lavoratori, realizza luoghi di lavoro e di socialità a misura d’uomo.
A molti quell’imprenditore ribelle che ha cambiato le regole del mercato, del lavoro, della politica e della comunicazione non piace.
Perciò già allora, e ancora oggi, sono in pochi a credere che sia stato solo un tragico incidente quello del 27 ottobre 1962, quando il suo aereo precipita nelle campagne di Bascapè poco prima di atterrare all’aeroporto di Linate.
Anni di indagini, inchieste, rivelazioni, sospetti - e pure silenzi, omertà e depistaggi - non riusciranno a far piena e definitiva luce su uno dei grandi misteri italiani.
Aveva 56 anni. Oggi sono esattamente 63 anni da quel giorno. E chissà come sarebbe cambiata la storia italiana senza quello schianto.
Enrico Mattei è stato un patriota vero al cospetto di tanti sedicenti patrioti.
Un italiano indimenticabile. E, per questo, in un Paese senza memoria né gratitudine, dimenticato. – at Reggio Emilia, Emilia Romagna





























