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Rotos de dolor, con un nudo en la garganta y sin poder creer que esto sea verdad, desde el CD Tenerife comunicamos el trágico fallecimiento, este martes, día 3 de noviembre de 2026, a las 8:00 horas, de Jesús de Miguel Alameda.
No hay palabras de consuelo; no hay absolutamente nada que mitigue este sentimiento repleto de tristeza. Estamos junto a su desolada familia, junto a sus seres queridos, junto a todo el tinerfeñismo que hoy llora por este cruel desenlace.
La familia de Jesús de Miguel agradece todas y cada una de las muestras de apoyo recibidas, e igualmente solicita, de corazón, máximo respeto a su privacidad, en estos terribles momentos.
🖤 DEP
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🪄🇦🇷 Lionel Messi reached 937 career goals and 428 career assists by delivering a goal and an assist for Inter Miami overnight.
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OMG! MESSI! 😱
Leo dribbles past 3 defenders and scores to give @InterMiamiCF the lead!
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🏆🇮🇹 IL PILOTA PIÙ VELOCE DEL PIANETA È ITALIANO. HA 20 ANNI E SI CHIAMA 𝐀𝐍𝐃𝐑𝐄𝐀 𝐊𝐈𝐌𝐈 𝐀𝐍𝐓𝐎𝐍𝐄𝐋𝐋𝐈!
CAMPIONE DEL MONDO F1 2026 🏆🇮🇹
#Antonelli #F1 #Formula1 #MexicoGP
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Il “Pallone d’Oro” vintage di Harry Kane sottratto a Mbappé, Yamal e ai “campioni social” della generazione Z: l’umiltà, la silenziosità, la costanza e l’infinita bravura al potere
Nessun tatuaggio, una moglie conosciuta da bambino, una sola espulsione a 17 anni in vent'anni di carriera, una montagna di gol segnati esultando il giusto, mai una parola o un gesto fuori posto: elogio del bomber inglese, il campione di una volta racchiuso in un uomo normale
È inutile dire che sul “Pallone d’Oro” assegnato lunedì sera a Harry Kane, 33enne centravanti inglese del Bayern, si può essere d’accordo oppure no; ognuno la vede a modo suo, dividersi è naturale, discussioni, liti e polemiche si accendono e si scatenano da quando il premio di “France Football” esiste e ogni corrente di pensiero - chi è per Kane, chi per Yamal, chi per Mbappé - è giusto che abbia diritto di cittadinanza.
Su Kane miglior giocatore al mondo 2026 si può convenire o eccepire. Paolo Condò, il giornalista italiano (Corriere della Sera, Sky Sport) che da anni fa parte della giuria mondiale del quotidiano francese organizzatore, ha scritto ieri ad esempio di avere votato Mbappè (“ho sperato di esorcizzare la prospettiva che un simile fuoriclasse si ritiri senza aver vinto un Pallone d’Oro - ha spiegato -. Mbappé di anni ne ha 27, gioca nel Real Madrid e quindi sulla carta le sue chance restano intatte. Però… la sensazione che il 19enne Lamine Yamal comincerà presto a vincerne in maniera seriale esiste”), indicando poi Rodri come secondo e Kvaratskhelia come terzo. Insomma, tutti i gusti sono gusti e non ce n’è uno che possa pretendere di essere considerato il gusto perfetto.
Tutto questo preambolo per dire, sempre che a qualcuno possa interessare, che personalmente sono stato felice, anzi felicissimo che il premio di “France Football” sia finito nella mani di Harry Kane. Non perchè pensi che altri campioni non lo meritassero (Condò ricorda che Mbappé è stato capocannoniere in Liga con 25 gol, in Champions con 15 e al Mondiale con 10, Kane solo in Bundesliga anche se nel totale dei gol ha superato il francese), ma per un motivo diverso e, ci tengo a dirlo, del tutto soggettivo: che difficilmente può essere compreso, apprezzato e condiviso da chi, per sua fortuna, non appartiene alla categoria dei boomer quale io - essendo nato nel 1954 e avendo 72 anni - sono.
Chi ama il calcio, non ha la mia età e ha cominciato a seguire le partite non dagli anni 60, 70 e 80 ma a cavallo del nuovo millennio, nell’era mediatica nella quale oggi - non solo per il calcio - viviamo, faticherà a capirlo: ma se ai suoi occhi Kane appare oggi come un personaggio per certi aspetti antico, obsoleto, un calciatore venuto da un pianeta lontano dove, per dire, un tatuaggio sul corpo è considerato una cosa senza senso o dove per moglie scegli la compagna di scuola che conosci da quando avevi 4 anni e con cui ti sei messo quando di anni ne hai compiuti 16, e non sei andato a cercare Victoria Adams delle Spice Girl (David Beckham), oppure Shakira (Piquè), oppure Ilary Blasi (Francesco Totti); se Kane, dicevo, agli occhi dei ventenni, dei trentenni e dei quarantenni appare oggi a giusta ragione, nella sua assoluta e singolare sobrietà, una specie di reperto archeologico, ai miei occhi e agli occhi di chi ha conosciuto e vissuto il calcio ai tempi di Rivera e Mazzola, di Rummenigge e Beckenbauer, di Zoff e Scirea appare invece come una preziosa reliquia: quella del calciatore che da quando era bambino non ha pensato ad altro che a fare il calciatore, serio come nessuno, professionale come nessuno, un attaccante che da modesto è diventato bravo e da bravo è diventato bravissimo, a tutti gli effetti un fuoriclasse per impegno, umiltà, silenziosità, costanza, compostezza e per la qualità e il livello di classe raggiunti; un centravanti che ha segnato montagne di gol, molti importantissimi, esultando ogni volta in modo normale, come usava negli anni 60 e 70 quando a far gol erano Gigi Riva e Gerd Muller, Boninsegna e Butragueno e al massimo li vedevi alzare le braccia a pugni chiusi prima di ricevere l’abbraccio dei compagni e tornare a metà campo a testa bassa senza bisogno di abbandonarsi a esultanze studiate, personalizzate e coreografiche come quelle di oggi; un attaccante che con tutte le botte e i calcioni ricevuti in vent’anni di carriera ha ricevuto un cartellino rosso sapete quante volte? Una, a 17 anni, ai tempi del Leyton Orient, il 26 febbraio 2011 nella partita contro l’Huddersfield in cui segnò un gol nel finale, per una doppia ammonizione che nessuno capì e che lasciò interdetto il suo allenatore di allora, Russel Slade, che a fine match raccontò di non averne compreso il motivo.
So che facendo questi discorsi e tessendo l’elogio dei tratti caratteriali old style del campione Harry Kane corro il rischio di passare per il nostalgico boomer che rimpiange i tempi andati solo perchè erano i suoi anni giovanili, quindi i più belli, come lo saranno quelli di oggi per chi sarà vecchio domani. Ma non è solo questo. Il mio elogio di Kane nasce dallo stupore, per non dire l’incredulità, di poter trovare ancora oggi nel 2026, come accadeva nel ‘66 o nel ‘76, un fior di campione racchiuso in un uomo normale; e dal dispiacere di sapere che quando Kane uscirà di scena, e i pochi simil-Kane rimasti assieme a lui, il tipo di calciatore che più ho amato, quello tutto sostanza, silenzioso, senza fronzoli, niente tessera e distintivo, quello che fa gol e torna a centro campo senza abbandonarsi a recite da invasato sarà definitivamente scomparso.
E sì, l’avete capito: con tutto il rispetto per i “campioni social” di oggi, non meno bravi o forse anche più bravi del Normal One Kane, io fui felice quando il Pallone d’Oro 2018 fu dato a Modric e non a Cristiano Ronaldo (che disertò la premiazione e parlò di “assegnazione mafiosa” per il premio dato a un giocatore che era stato per anni suo compagno al Real e gli aveva fatto segnare caterve di gol); e dunque sono stato contento, anzi contentissimo quando l’altro ieri sul palco a ricevere il premio è salito Harry Kane. Con Mbappé e Yamal seduti in prima fila ad applaudirlo, magari - come molti di voi -non proprio convintissimi.
Ci sarà tempo per loro. Ma con Kane - e forse la sua vera impresa è stata questa - almeno per quest’anno il tempo è stato fermato; con lui ha vinto un calcio che ostinatamente e disperatamente sta cercando di non scomparire. Parlo di un calcio in bianco e nero che molti non hanno conosciuto. Bello però. E pieno di uomini veri. Dove Harry Kane sarebbe stato, allora più di oggi, perfetto.
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Ninguna entrega del balón de oro va a tener más aura que la de Messi en su octavo Balón de Oro. Todo el mundo de pie admirando al mejor jugador de la historia.
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Welcome to the Ballon d'Or family, Harry!
#ballondor
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Harry Kane, Ballon d'Or winner 🏆
#ballondor
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HARRY KANE IS THE NEW BALLON D'OR!
#ballondor



































