Pier Paolo Polcari (@PPPolcari) header
Pier Paolo Polcari (@PPPolcari) profile picture

La luna aggira il mondo e voi dormite

Joined October 2009
Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)Photo by Pier Paolo Polcari (@PPPolcari)
"Ci sono due tipi di musica, la buona musica e tutto il resto" (Duke Ellington)
1
10
32
Basta murales, basta recensioni di cibo, di hotel, di viaggi, basta esperienze gourmet , basta autotune, basta compravendite compulsive, basta consigli di vita, basta ricordi mistificati dalla nostalgia, basta tuttologi e benaltrismi, Ci stiamo per estinguere. Basta.
1
52
Pier Paolo Polcari retweeted
Lui è #ErfanMirzaei, un giovane artista iraniano arrestato durante le rivolte antiregime di gennaio è stato impiccato nella prigione di Dastgerd a Isfahan. La sua colpa? Aver voluto lottare per liberare il suo paese, l'#Iran, dalla “repubblica” islamica. Era un giovane rapper. Cantava la libertà e la speranza in un paese dove ciò viene punito con la morte. Era un giovane pieno di vitalità, di estro, di arte e di grandi sogni. Il regime gli ha rubato tutto in un’unica alba in perfetta impunità.
9
133
4
347
2,860
Crediamoci, questi a difesa sono più scarsi di noi FNS #NapoliComo
197
Io sono sempre contro il carcere, sempre. Ma questa richiesta di grazia per Roggero è una porcata senza precedenti che la destra (in affanno) userà a scopo politico. La grazia è infirmabile, e Nordio lo sa bene. Non ci sono minimamente gli estremi per la legittima difesa.
2
86
Il fatto del cavo é proprio la goccia che fa traboccare il vaso di merda di questa buffonata #WorldCup2026
61
Pier Paolo Polcari retweeted
1,303
44,934
966
271,331
3,516,746
Pier Paolo Polcari retweeted
Alle 19 su RadioQuar.com appuntamento con Fuorigioco - il mondiale oltre il pallone. Stasera @SalvatoreC1970 e @RafBigCat intervistano @CucchiRiccardo che ci parlerà di Media sportivi e linguaggio militarizzato, tifoserie e ultranazionalismo. Non mancate! ⚽📻
8
1
13
732
Il patto d’acciaio di WWIi tutto fuori dai mondiali @FIFAWorldCup
58
Si, però ora avete tutto il tempo, sedetevi, trovate un accordo vero, duraturo, idee e progetti non proclami. Mettete giù un programma realmente progressista e altrettanto sostenibile. Lavorate, fate le persone serie. @pdnetwork @Mov5Stelle @SI_sinistra @ItaliaViva @Piu_Europa
4
7
447
Pier Paolo Polcari retweeted
La notte di Zenica, il 31 marzo 2026, l’Italia di Gennaro Gattuso è uscita dai Mondiali per la terza volta di fila, battuta ai rigori dalla Bosnia. Poco più di due mesi dopo, all’esordio del torneo, il Marocco ha chiuso la partita con il Brasile schierando undici uomini su undici nati all’estero, come ha raccontato il sociologo Pippo Russo su Lettera43. Su 1.248 convocati dalle 48 nazionali finaliste, 292 sono nati fuori dal Paese per cui giocano: il 23,6 per cento, secondo i dati dell’Oxford Migration Observatory ripresi da Lettera43. Il Marocco ne conta diciannove, Curaçaoventicinque, la Repubblica Democratica del Congo venti. I marocchini che hanno dominato il Brasile sono nati tra Belgio, Francia, Paesi Bassi e Spagna, Paesi che, a differenza dell’Italia, riconoscono qualche forma di ius soli. Quella diaspora ha portato il Marocco in semifinale in Qatar (2022), il miglior risultato di sempre per una nazionale africana, con due commissari tecnici nati l’uno in Francia e l’altro in Belgio. E intanto, qui da noi, c’è ancora chi parla di remigrazione. Mondiali: il pronipote di Canicattì e il ragazzo di Buti Anche l’Italia pesca all’estero, solo che lo fa al rovescio. Mateo Retegui, nato a San Fernando in Argentina, è azzurro grazie a un bisnonno di Canicattì. Jorginho è nato in Brasile, Emerson Palmieri pure: italiani per ius sanguinis, per via di un avo partito un secolo fa. La Figc ha addirittura una squadra di osservatori che gira il mondo a caccia di pronipoti d’italiani da naturalizzare. Poi c’è Kristjan Asllani. Nato a Elbasan, in Albania, arrivato a Buti, in provincia di Pisa, a due anni, cresciuto nel vivaio dell’Empoli, accento toscano inconfondibile. L’Italia lo ha formato, l’Albania lo ha convocato. È lo schema di sempre: il talento lo alleviamo noi, la nazionale la riempie qualcun altro. E i figli degli immigrati nati o cresciuti qui non sono un’eccezione: secondo Save the Children, nell’anno scolastico 2022-2023 gli alunni senza cittadinanza erano quasi 915mila, e quasi due su tre erano nati in Italia. Un’amputazione che ci scegliamo da soli Perchè? Tutto comincia dalla legge 91 del 1992: dieci anni di residenza per chiedere la cittadinanza, tra le più lunghe d’Europa, mentre Francia, Spagna, Belgio, Portogallo e Paesi Bassi prevedono forme di doppio ius soli. L’8 e 9 giugno 2025 un referendum ha provato a dimezzare quei dieci anni: si è fermato al 30,5 per cento, niente quorum. Tre mesi prima, il 28 marzo 2025, il governo aveva ristretto anche lo ius sanguinis, riservandolo a chi ha un genitore o un nonno nato in Italia. Sul versante sportivo è andata uguale. La legge 12 del 2016, il cosiddetto ius soli sportivo, è stata smontata: nell’autunno 2023 una società di Reggio Emilia, il Progetto Aurora, ha ritirato la squadra esordienti perché non riusciva a tesserare otto bambini stranieri nati e cresciuti in Italia. E prima dei diciotto anni, l’età in cui la cittadinanza può finalmente arrivare, le porte delle Under azzurre restano socchiuse. Eppure i numeri li tiene la stessa Figc: nel ReportCalcio 2025 conta quasi 60mila giovani calciatori nati all’estero nei vivai italiani, il dieci per cento degli studenti stranieri tra i cinque e i sedici anni, da centocinquanta Paesi diversi. Un patrimonio cresciuto in casa e poi reso straniero per via amministrativa. I rigori di Zenica hanno cause più antiche, certo: vivai lenti, ragazzi che giocano troppo poco, un sistema che disperde i suoi migliori. Le leggi sulla cittadinanza non bastano a spiegare la disfatta, e di sicuro non l’hanno aiutata. Restano il modo in cui un Paese sceglie di rendersi più piccolo di quanto potrebbe: forma decine di migliaia di ragazzi e poi li tratta da ospiti, mentre spedisce i suoi osservatori a cercare un pronipote a Buenos Aires. Altro che remigrazione. (il mio articolo per @LaNotiziaTweet) lanotiziagiornale.it/litalia…
16
45
122
11,933
Il 2 a 2 è praticamente un’azione di pallanuoto, e i Croati in effetti ne sanno di pallanuoto #InghilterraCroazia
1
217
Pier Paolo Polcari retweeted
La lega di Salvini La Lega è quella dei figli di Bossi: la laurea finta comprata a Tirana per 77mila euro coi soldi del partito, le multe e le serate pagate dal Carroccio, condanne per appropriazione indebita. Una famiglia intera, scrisse il giudice, “mantenuta dalla Lega”. La Lega è quella che comprava diamanti in Tanzania e lingotti d’oro coi rimborsi elettorali. Coi soldi nostri. La Lega è quella che si fece una banca: tre anni di vita, otto milioni di perdite, i risparmi dei militanti bruciati, salvata da un banchiere poi finito in galera con Bancopoli. La Lega è quella dei tesorieri: il primo travolto con Bossi dalla tangente Enimont, uno condannato per essersi appropriato dei fondi, uno condannato per finanziamento illecito tramite un’associazione fantasma. Quello attuale, condannato per peculato insieme al revisore dei conti del partito: 800mila euro pubblici destinati al cinema lombardo, finiti anche in due villette sul Garda. Confiscate. La Lega è quella di Cota, presidente del Piemonte, condanna definitiva per peculato sulle spese pazze del consiglio regionale. La Lega è quella del sottosegretario imputato per corruzione, accusato di farsi promettere mazzette da un socio dell’uomo accusato di finanziare la latitanza di Messina Denaro. Protetto per anni dal voto del Senato sulle intercettazioni, finché la Consulta non ha detto basta. La Lega è quella del segretario fidanzato con la figlia di un condannato per bancarotta finito in carcere a Sollicciano. Il fratello di lei ha patteggiato due anni e nove mesi per corruzione sugli appalti Anas. Anas, le strade. Il ministro delle infrastrutture è il cognato. La sorella ha patteggiato un anno per essersi finta avvocata con una badante, fabbricandole una sentenza falsa del tribunale di Firenze. La Lega è quella del ministro dell’interno che, ubriaco di potere, bloccò in mare navi cariche di naufraghi, anche donne e bambini, e non una volta sola. Per la Diciotti il Senato gli evitò perfino il processo; poi le Sezioni Unite hanno stabilito che quei naufraghi trattenuti a bordo hanno diritto al risarcimento. Paga lo Stato. Cioè noi. Per la Open Arms i giudici lo hanno assolto. Ma dall’aver usato persone salvate dal mare come materiale da campagna elettorale non lo assolve nessuna sentenza. La Lega è quella che ha firmato un accordo col partito di Putin. E quella del Metropol: l’uomo di fiducia del segretario, già suo portavoce, in un albergo di Mosca a trattare con emissari russi una partita di petrolio destinata, scrisse il giudice archiviando, “all’obiettivo finale di finanziare illecitamente il partito Lega”. Nessun reato, l’affare non si chiuse e i russi restarono senza nome. Resta un partito italiano che andava a cercare i soldi della campagna elettorale a Mosca. La Lega ovviamente è quella dei 49 milioni pubblici spariti. Li restituisce a 600mila euro l’anno: finirà di pagarli verso il 2090, con rate più basse del mutuo che pago io alla banca. La Lega è quella della Pedemontana Veneta: 2,3 miliardi pubblici per una superstrada col traffico sotto le previsioni e canoni che peseranno sui veneti fino al 2059. La Lega è quella delle Olimpiadi “a costo zero” costate al contribuente circa 5 miliardi. Compresa la pista da bob: il Coni voleva gareggiare su un impianto estero già esistente, Salvini impose Cortina “senza spese aggiuntive”. Spese aggiuntive: 124 milioni. La Lega è quella dei suoi economisti, quelli che da dieci anni sanno tutto di tutto: l’euro stava per crollare, lo spread non contava, i minibot ci avrebbero salvati, fuori dall’Europa si stava meglio. Nessuna previsione avverata, nessuna idea sopravvissuta al contatto con la realtà. Sono ancora lì, in Parlamento, a spiegarci l’economia. La Lega è quella delle sue vestali dell’intolleranza, le quattro madonnine della crociata permanente contro l’Islam: ordinanze per impedire ai musulmani perfino di pregare in un piazzale, bocciate dai giudici, centinaia di migliaia di euro di contenziosi pagati dai cittadini, e una promozione a eurodeputata proprio per quello. Nella Lega l’intolleranza non è un incidente di percorso. È un curriculum. La Lega è quella di Borghezio, condannato per diffamazione razzista contro una ministra nera, cresciuto nell’estrema destra extraparlamentare, fermato nel ‘76 con un messaggio che inneggiava alla morte del giudice Occorsio. Trent’anni di Carroccio, e ora corre da Vannacci. La Lega è quella di Calderoli, condannato due volte per aver dato dell’orango alla stessa ministra, salvato dalla prescrizione. Oggi è ministro. La Lega è quella in cui Salvini si è scelto come vicesegretario il generale del “mondo al contrario” per cavalcarne il razzismo, ed è stato cavalcato: il generale si è fatto il partito suo e si porta via deputati, militanti e reduci, compreso quello della “remigrazione” a Montecitorio. La Lega è quella di chi chiedeva i pieni poteri dal Papeete. La Lega è quella di chi col tricolore voleva pulirsi il culo. La Lega è quella che al 25 aprile e al 2 giugno non si presenta perché non ha nulla da festeggiare. Non è una serie di incidenti. È un metodo. E voi vi stupite che con 13 miliardi e mezzo da gestire per il Ponte l’inchiesta per corruzione arrivi prima ancora che l’opera sia cominciata? Con indagato l’ex commissario della Lega in Calabria, già nel consiglio di amministrazione della società del Ponte, quello che “lavora a stretto contatto con Salvini”, accusato di aver provato a comprare il parere di un giudice della Corte dei Conti?
95
757
64
1,923
53,875
Essere deputati della Repubblica Italiana e disertare la cerimonia di inaugurazione dello scranno con lapide per Matteotti significa essere dei pezzi di merda ingrati e senza ritegno. Qualsivoglia sia il credo o il motivo per quale ti abbiano eletto. Puah.
1
44
A noi non dispiacerebbe differenziare, se solo @ComuneNapoli svuotasse le campane
1
7
459
Pier Paolo Polcari retweeted
Il 14 Maggio 1931 la musica si ribella. Arturo Toscanini rifiuta di eseguire Giovinezza e l'inno reale Schiaffeggiato e minacciato da un gruppo di fascisti, non dirigerà più in Italia' Tornerà nel 1946 Einstein dirà: che esista un uomo così nel mio tempo compensa ogni orrore
21
389
9
1,230
17,824
Pier Paolo Polcari retweeted
RELEASE THE EPSTEIN FILES.
2,504
25,057
491
151,516
2,614,807
La Serie A è più falsa degli attentati a Trump #Rocchi
100
Adda veni’ baffone
28