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Daniele Regard
Lettera al Presidente dell'ANPI
Presidente Pagliarulo, le racconto chi sono gli "estremisti".
Sono i romani più antichi di Roma. La loro storia in questa città comincia nel 161 avanti Cristo, con l'ambasceria inviata da Giuda Maccabeo al Senato. Cicerone li nomina nella Pro Flacco. Svetonio racconta che piansero per notti intere sul rogo di Giulio Cesare. Erano qui prima dei Papi e prima del Colosseo, e qui sono rimasti attraverso ogni impero, ogni conclave, ogni invasione.
Hanno vissuto oltre tre secoli nel recinto voluto da Paolo IV con la Cum nimis absurdum. Ne sono usciti solo nel 1870, con la Breccia di Porta Pia, e da quel momento si sono fatti Italia senza riserve. Hanno combattuto nel Risorgimento e nella Grande Guerra. Hanno dato a Roma Ernesto Nathan, forse il sindaco più laico e moderno che questa città abbia avuto. In cambio, nel 1938, ebbero le leggi razziali.
Sono i figli e i nipoti dei più di mille rastrellati all'alba del 16 ottobre 1943, quella che Giacomo Debenedetti ha consegnato alla letteratura civile italiana. Di loro tornarono in sedici. Sono i parenti dei 75 ebrei assassinati alle Fosse Ardeatine. Sono gli eredi di Leone Ginzburg, morto a Regina Coeli. Di Eugenio Colorni, che a Ventotene contribuì a pensare l'Europa e cadde a Roma sotto il fuoco fascista. Di Emanuele Artom, di Rita Rosani, di Enzo Sereni, di Primo Levi, di Elio Toaff. Partigiani, azionisti, antifascisti: uomini e donne che quella libertà l'hanno pagata con la vita, molto prima che lei la rivendicasse in esclusiva.
Lei li chiama "estremisti" perché il 16 ottobre, nel giorno più doloroso della loro storia, sulle pietre del loro quartiere, hanno protestato a voce, senza violenza. Centoventotto anni fa Zola scriveva a un Presidente per difendere un ebreo calunniato. Io scrivo a lei per difendere una comunità intera. E come lui, non tacerò.
Contesto all'ANPI di oggi di sfilare accanto alle bandiere di Hamas e di Hezbollah senza battere ciglio. Non lo dico per sentito dire. Il 25 aprile ero a Porta San Paolo e, da giornalista, quelle bandiere le ho viste e documentate. Sono organizzazioni che teorizzano e praticano l'uccisione di ebrei in quanto ebrei. Questa non è Resistenza: ne è la negazione.
Contesto all'ANPI di aver ridotto la memoria a militanza, e la Resistenza, che fu plurale, cattolica, liberale, comunista, azionista, monarchica, a una tessera di parte. Chi non condivide la vostra lettura del Medio Oriente diventa d'un tratto "fondamentalista", "fanatico", "settario".
Contesto all'ANPI di arrogarsi il diritto di stabilire quali siano gli ebrei "buoni", cioè quelli che vi danno ragione. Sartre aveva già spiegato che è l'antisemita a pretendere di definire l'ebreo. Fa male ritrovare quel meccanismo nella bocca di chi porta il nome dei partigiani.
Noi ricordiamo anche il 9 ottobre 1982, quando Stefano Gaj Taché, due anni, fu ucciso davanti al Tempio Maggiore da un commando palestinese. Già allora una parte di questo Paese aveva scelto di distogliere lo sguardo. Noi c'eravamo allora e ci siamo oggi.
Lei dice di non farsi intimidire, e nemmeno noi ci facciamo intimidire. Nessuno ci "isola": siamo romani da ventidue secoli, e abbiamo visto passare poteri ben più solidi di una sigla. L'ANPI dei partigiani era anche nostra. Quella che oggi parla con la sua voce non lo è più.
Vede, Presidente Pagliarulo, gli ebrei sono molte cose: un popolo, una fede, una memoria, una cultura millenaria. E sanno anche riconoscere, e smontare, un'analisi di politica spicciola che usa il 16 ottobre come pretesto per attaccare il governo Meloni.
Se ti riconosci in queste parole, ebreo o no, di destra o di sinistra, sottoscrivile: scrivi il tuo nome nei commenti e condividi. La memoria non appartiene a una sigla. Appartiene a chi la difende.
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Riviera del #monferrato tra vigne e memoria del mare
La Riviera del Monferrato mette in rete borghi, vigneti e tradizioni del Nord Astigiano, dove #barbera, #freisa e #malvasia affiancano il #nebbiolo
Ce ne parla Luciano Pavesio: doctorwine.wine/degustazioni…
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In questa domenica, mentre siamo a pranzo con gli amici o facciamo una passeggiata, ricordiamoci che ci sono posti nel mondo, come a Kramatorsk, dove sono state riprese queste immagini, in cui la domenica la si passa a scavare tra le macerie perché una bomba guidata di un paese che ha deciso che la nazione cofinante non ha diritto di esistere, ha distrutto un palazzo seppellendo vive intere famiglie.
Ciò che serve ora non è pietà per i morti, serve consapevolezza del pericolo che incombe su tutti noi, serve una risposta ferma a chi dice che è così che va il mondo e che ci si deve piegare alla legge del più forte e pregare di non essere la prossima pietanza sul menù, serve solidarietà concreta verso chi soffre ingiustamente.
Chi pensa che la libertà non sia un diritto di tutti, ma un privilegio distribuito in base alla geografia, non ne ha compreso il costo e non ne percepisce quindi il valore.
Cerchiamo di meritare la nostra fortuna, quella di chi non deve morire ogni giorno per permettere al proprio paese di esistere e alla propria famiglia di sopravvivere. Onoriamola condividendola con chi sta dando la vita per difendere i principi che proteggono anche quella libertà che, sbagliando, diamo per scontata.
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Per quanti anni ancora dovremo vedere che alla Stazione Tiburtina non si parcheggia, ma il park sotto la stazione è chiuso?
@comuneroma @romatoday
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I migliori vini da #monovitigno 2027
Premiati i migliori vini da singolo vitigno, tra i principali coltivati in Italia, indigeni e internazionali
L'elenco di grandissimi vini arricchisce i premi speciali della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2027:
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I Produttori 3 Stelle 2027
Oltre alla valutazione dei vini in centesimi, con i faccini a rappresentare i premi, nella Guida Essenziale ai Vini d’Italia esiste anche una valutazione delle aziende che va da zero a tre stelle
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Doppi e tripli faccini 2027
Ecco schierato il vertice qualitativo della Guida Essenziale ai Vini d’Italia!
Sono per noi i #miglioriviniitaliani, assolutamente grandiosi, che rimarranno grandissimi anche negli anni a venire
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Frittelle di baccalà, zucchine e limone
Ricetta delicata ma saporita, adatta alla freschezza e al dosaggio extra brut del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Ogliano 2025 Biancavigna
@Stefidoc presenta l'abbinamento su doctorwine.wine/gourmet/rice…
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Oggi su @ilfoglio_it il mio articolo sull’eventuale escalation russo in Europa. Se domani un drone russo colpisse in un modo fatale il territorio polacco, lituano o rumeno, o se un missile russo raggiungesse deliberatamente, o sotto la copertura dell’“incidente”, il territorio/1
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#Faccini DoctorWine 2027: #Veneto e #FriuliVeneziaGiulia
95, 96 e 97/100. Sono questi i punti che un vino deve raggiungere per conquistare il Faccino DoctorWine.
Più oltre scatta il doppio e il triplo faccino
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#Faccini DoctorWine 2027: Campania, Lazio e Umbria
95, 96 e 97/100. Sono i punti che un vino deve raggiungere per conquistare il Faccino DoctorWine. Più oltre scatta il doppio faccino (98/100) e il triplo faccino (99 e 100/100).
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#Faccini DoctorWine 2027: Lombardia, Emilia e Romagna
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#Faccini DoctorWine 2027: Marche, Abruzzo e Molise
Ieri abbiamo iniziato a pubblicare l’elenco dei vini premiati con il faccino suddivisi per regione
Per i doppi e tripli faccini, li troverete pubblicati tutti insieme, lunedì 28 settembre.
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Italian journalist Oriana Fallaci removing her chador during her tense 1979 interview with Ayatollah Ruhollah Khomeini in Qom, Iran...
In October 1979, Italian journalist Oriana Fallaci traveled to Qom, Iran, to interview the Islamic Revolution's supreme leader. To get inside the room, Fallaci was forced to cover herself from head to toe in a heavy black chador, leaving only her face visible.
The conversation inside the room was tense from the very start. Fallaci did not hold back her questions.
She pushed the Ayatollah on political executions, the sudden shutdown of independent newspapers, and the sharp loss of rights for Iranian women under the new regime.
When she asked about the forced wearing of the veil, Khomeini dismissed her concerns and claimed the garment was meant to protect young and respectable women. He then added,
"If you do not like the Islamic dress, you are not obliged to wear it."
Fallaci took his words literally and replied, "Thank you, Mr. Imam. Since you tell me so, I am taking it off right now."
With a quick move, she pulled the chador off her head, leaving her hair completely exposed right in front of the Supreme Leader.
Khomeini was furious.
He stood up without saying another word and walked out of the room. The room fell silent, and the interview was abruptly stopped. However, Fallaci refused to leave Iran until he returned a day later to finish the conversation.
This confrontation became legendary in the history of journalism.
It showed a reporter refusing to bow down to authority, even in one of the most dangerous settings imaginable.
Fallaci proved that real journalism requires standing up to power, asking hard questions, and refusing to be silenced by fear or tradition.
When journalists trade raw courage for easy access and comfortable silence, we lose one of our strongest shields against tyranny.
In an era where true courage in reporting feels rare, her brave stand reminds us that honest journalism still has the power to light up the dark, giving a voice to the voiceless and inspiring future generations to speak truth without fear.
#archaeohistories
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#Faccini 2027: Puglia, Basilicata e Calabria
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Più oltre scatta il doppio faccino e il triplo faccino
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AfD wygrała wybory w Saksonii-Anhalt i teraz może dostać najgorszą rzecz, jaka może przydarzyć się partii skrajnie populistycznej - odpowiedzialność.
Z polskiej perspektywy to może być niezwykle ciekawy eksperyment. Bo mechanizm AfD jest nam dobrze znany: wszystko jest proste, winni są jasno wskazani, wystarczy odsunąć “system”, ograniczyć migrację, rozprawić się z elitami i państwo zacznie działać. Tyle że po wyborach kończy się TikTok, a zaczyna Excel.
Saksonia-Anhalt jest idealnym miejscem do takiego testu. Land się starzeje, traci mieszkańców i ludzi w wieku produkcyjnym, ma problemy z dostępnością lekarzy, opieką, szkołami, transportem oraz utrzymaniem usług publicznych poza większymi miastami. Do tego dochodzi słaba dynamika gospodarcza, zagrożony przemysł i rosnące zadłużenie samorządów. To problemy strukturalne, których nie da się rozwiązać wskazując wroga.
I tu zaczyna się pierwszy paradoks AfD. Jedną z odpowiedzi na brak ludzi jest imigracja zarobkowa. Saksonia-Anhalt już dziś coraz mocniej korzysta z pracowników zagranicznych. Jeżeli AfD rzeczywiście zacznie realizować politykę odstraszania migrantów, może pogłębić dokładnie ten problem, który mieszkańcy odczuwają w przychodni, domu opieki, zakładzie pracy czy lokalnej firmie. Hasło “mniej obcych” zderzy się z pytaniem: kto właściwie ma tu pracować?
Drugi paradoks jest finansowy. AfD obiecuje jednocześnie niższe obciążenia, rozbudowane świadczenia, wsparcie rodzin, inwestycje i poprawę usług publicznych. IWH wyliczał jeszcze przed wyborami, że sam program AfD pozostawia co najmniej 2,2 mld euro rocznej luki. To klasyczny populistyczny produkt polityczny: każdy dostanie więcej, nikt nie zapłaci więcej, a pieniądze pojawią się po usunięciu “marnotrawstwa”. W Polsce tę konstrukcję znamy bardzo dobrze.
Najciekawsze będzie jednak to, czego AfD nie będzie mogła zrobić. Rząd landu nie ustala niemieckiej polityki zagranicznej, nie może samodzielnie wypisać Niemiec z UE, zmienić federalnej polityki energetycznej ani zrealizować dużej części antyimigracyjnej rewolucji. Gdy więc problemy pozostaną, AfD stanie przed wyborem: przyznać, że rzeczywistość jest bardziej skomplikowana niż kampania, albo znaleźć kolejnego winnego - Berlin, Brukselę, sądy, media i “deep state”. W Polsce znamy również ten etap.
Dlatego nie zakładałbym, że rządzenie automatycznie zabije AfD. Populizm potrafi przeżyć własną nieskuteczność, jeżeli skutecznie przekona wyborców, że niepowodzenie jest dowodem działania spisku. PiS po ośmiu latach władzy nadal potrafi występować jako ofiara elit, Unii Europejskiej, sądów i mediów. Konfederacja również buduje atrakcyjność na prostych odpowiedziach na problemy, których rozwiązanie po wejściu do realnej władzy wymagałoby kompromisów, podatków, administracji i decyzji niepopularnych.
Ale Saksonia-Anhalt może pokazać coś ważnego dla Polski. Populizm najlepiej testuje się nie pytaniem, czy lider mówi efektownie, ale czy po przejęciu odpowiedzialności poprawia codzienne doświadczenie obywatela. Czy łatwiej znaleźć lekarza? Czy szkoła ma nauczycieli? Czy firma znajduje pracowników? Czy gmina ma pieniądze? Czy inwestorzy przychodzą, czy uciekają? Czy młodzi zostają? W tym miejscu kończy się wojna kulturowa, a zaczyna klasyczna polityka.
Największym zagrożeniem jest jednak to, że AfD może oblać egzamin z gospodarki i usług publicznych, a jednocześnie zdać egzamin z przejmowania państwa. Rząd landu ma realny wpływ na edukację, kulturę, administrację, policję, finansowanie organizacji i lokalne instytucje. Populista może więc nie naprawić przychodni, ale za to szybko przebudować otoczenie instytucjonalne tak, żeby kolejny wybór obywatela odbywał się już w gorszych warunkach demokratycznych. To również znamy i powinniśmy traktować bardzo poważnie.
Wniosek: eksperyment w Saksonii-Anhalt może osłabić AfD tylko wtedy, gdy jej rządzenie będzie mierzone skutkami, a nie kolejnymi narracjami. Dla Polski to test szerszej tezy: czy wyborca populisty zmieni zdanie, kiedy zobaczy różnicę między łatwą obietnicą a trudnym państwem na zewnętrznym przykładzie. Nie ma żadnej gwarancji. Populizm nie ginie od zderzenia z rzeczywistością, jeżeli potrafi tę rzeczywistość skutecznie przepisać na kolejną opowieść o wrogach.
Ocena Doświadczeń Obywatela: 4/10 🟡
Rekomendacja: polskie partie demokratyczne powinny bardzo uważnie obserwować Saksonię-Anhalt i przestać odpowiadać populistom wyłącznie oburzeniem. Każdą prostą obietnicę trzeba sprowadzać do czterech pytań: ile to kosztuje, kto ma kompetencję, kto to wykona i jaki będzie mierzalny efekt dla obywatela. AfD może stać się dla Polski żywym laboratorium pokazującym, co dzieje się z populistycznym produktem politycznym po kliknięciu przycisku “wdrożenie”.
— #PolitycznyUX
























