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Quattro giorni fa @TernaSpA ha pubblicato il rapporto mensile di settembre 2026. Con i dettagli di produzione da ciascuna tecnologia.
Vorrei sottolineare alcuni aspetti che chiariscono, direi definitivamente, alcune "anomalie" (non godendo di immunità parlamentare mi tengo basso 😉) del mercato elettrico.
A Settembre 2026, il 45% della domanda elettrica è stata coperta da centrali a gas: una quota simile a quella di settembre 2025, quando era il 43%.
Invece, la produzione idroelettrica è calata dal 14,5 al 9,5% (l'anno idrologico 2026 è peggiore del 2025). E il contributo dei pompaggi si è mantenuto identico allo 0,4%.
Ma in borsa elettrica com'è andata?: i dati #GME (grazie, @ominodellaluce) mostrano che a settembre 2025 gli impianti a gas determinarono il prezzo marginale per il 53% delle ore, fissandolo in media a circa 110 €/MWh, e gli impianti idroelettrici per un po' meno del 20%, fissandolo a circa 100 €/MWh nel caso degli impianti ad acqua fluente (giustamente meno del prezzo a gas) e a circa 110 €/MWh (stesso prezzo dell'elettricità a gas) per quelli a bacino. Mentre i pompaggi fissarono il prezzo marginale per il 4,5% delle ore, a circa 120 €/MWh.
Invece, a settembre 2026, nonostante il calo notevole della produzione idroelettrica e l'aumento di quella a gas rispetto al 2025, gli impianti a gas hanno fissato il prezzo marginale solo per il 28% delle ore (quasi la metà del 2025) a circa 200 €/MWh (quasi il doppio del 2025); mentre gli impianti idroelettrici l'hanno fissato ancora per circa il 20% delle ore (e i pompaggi per oltre il 5% delle ore).
Verrebbe da dire "meno male": visto il raddoppio del prezzo dell'elettricità a gas, dovuto all'aumento della quotazione del gas e dei diritti di emissione ETS, dobbiamo ringraziare i "maghi" delle offerte in borsa, che, dimezzando le ore in cui il prezzo l'ha fissato il gas, son riusciti a ridurre io PUN!
E invece no: i "maghi" sono riusciti a farlo aumentare, giustamente (dal loro punto di vista) a loro vantaggio. Infatti, a settembre 2026, nel 72% delle ore in cui il prezzo marginale l'hanno fissato tecnologie diverse dal gas, esso NON È MAI STATO INFERIORE AL PREZZO DELL'ELETTRICITÀ A GAS!
E nel caso dell'idroelettrico, il prezzo fissato dagli impianti ad acqua fluente è stato in media pari a 205 €/MWh; 220 €/MWh per quelli a bacino e 245 €/MWh per i pompaggi. Con picchi orari sino a circa 300 €/MWh.
Oltre il doppio del 2025, nonostante nel 2026 come nel 2025 i costi operativi fossero gli stessi, bassi come nel quinquennio pre-covid, quando il prezzo di borsa era tra 55 e 60 €/MWh e pure remunerava quegli impianti.
Ma non viene anche a voi di chiedervi come mai un gestore di un impianto idroelettrico ad acqua fluente, a settembre 2026 (ma anche ad agosto, luglio, giugno... come ha finalmente notato la stessa @ARERA_it) abbia offerto la sua energia a un prezzo più alto di quella a gas, sapendo che, se tutta la capacità a gas fosse stata messa sul mercao al prezzo giusto, non sarebbe riuscito a vendere un solo kWh, perdendoli tutti in quell'ora, essendo l'acqua appunto fluente? Come mai non l'ha offerta a pochi euro in meno dell'elettricità a gas, come faceva a settembre 2025 (quando inoltre l'elettricità a gas costava la metà), avendo così la certezza di venderla con guadagni doppi dell'anno prima? Non è che per caso "s'aspettava" ogni volta -e un'aspettativa sistematica un po' puzza di certezza, non trovate?- che una certa capacità a gas sarebbe stata "trattenuta", in modo da far "entrare" il suo impianto? E tutto questo a fronte di un vistoso calo della produzione idroelettrica...
La soluzione? Eccola: le concessioni idroelettriche, che siano messe a gara o riassegnate agli attuali gestori, vanno remunerate con contratti a due vie (questo dobbiamo negoziare a Brxl), con strike price determinato con asta al ribasso, nel primo caso, o fissato in base alla remunerazione pre-covid, nel secondo.
NON C'È ALTRA SOLUZIONE A DIFESA DEI CONSUMATORI!
OBAMA on IRAN WAR: Meanwhile, you've got the defense secretary who's squarely focused on the jawlines and testosterone levels of our troops. How much time do you think this Defense Secretary spends looking at himself in the mirror in the morning?
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I ragazzini dei saccheggi di Milano li conosciamo tutti, la premier ci ha tenuto a dire che il più piccolo ha undici anni.
Dei motivi di quella piazza, carovita e scuola, sui giornali amici del governo non è rimasta traccia.
Fabio Pistarelli invece lo conoscono in pochi.
Uomo di Fratelli d'Italia, per cinque anni braccio destro di Acquaroli nelle Marche, è finito in carcere accusato di aver preso 105mila euro per pilotare appalti.
L'inchiesta è antimafia e riguarda i soldi del terremoto: sull'ex monastero di Macerata, l'affare su cui avrebbe incassato, i lavori sono finiti in subappalto a un imprenditore che la procura lega alla 'ndrangheta.
Il Giornale racconta i clan e dimentica nome e partito.
Prima di lui c'era stato Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e socio in un ristorante con la figlia del prestanome del clan Senese.
Per la procura di Roma lì giravano i soldi della camorra.
Fratelli d'Italia li ha scelti e messi nei posti che contano, e quando scoppia il caso la risposta è sempre quella: non sapevamo, siamo parte lesa.
Il resto lo fa la stampa amica, che alza il volume sui ragazzini e lo abbassa sui clan.
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Questo è un post che vale per tutti ma che dedico soprattutto ad i giovanissimi. Forse una delle cose più tristi del nostro tempo è che abbiamo imparato a dare più valore all'impressione che facciamo che alla persona che siamo. Dobbiamo apparire belli, brillanti, realizzati, dobbiamo dimostrare di avere successo, di sapere più degli altri, di avere sempre qualcosa da insegnare e mai nulla da imparare.
La felicità sembra aver bisogno di una prova, una fotografia, un viaggio da mostrare, un traguardo da esibire. Non basta più vivere qualcosa di bello. Sembra quasi che, se nessuno lo vede, quel momento valga un po' meno e questa mentalità, lentamente, è uscita dagli schermi per entrare nelle nostre vite. La ritroviamo nelle conversazioni in cui nessuno ascolta davvero, perché tutti aspettano soltanto il proprio turno per parlare, nelle discussioni in cui cambiare idea viene vissuto come una sconfitta, nei rapporti in cui si fa fatica a riconoscere un merito altrui, come se ammettere il valore di qualcuno togliesse qualcosa al nostro. Abbiamo trasformato troppe cose in una competizione.
Persino avere ragione sembra più importante che capire, chiedere scusa può diventare insopportabile, perché richiede di accettare che, almeno una volta, non siamo stati all'altezza dell'immagine che abbiamo di noi stessi e così finiamo per difendere il nostro orgoglio anche quando ci costa una persona, per imporre un'opinione anche quando sarebbe più utile ascoltare, per cercare di prevalere anche quando non c'è assolutamente nulla da vincere. Quanto ci stia costando tutto questo?
Mentre siamo impegnati a dimostrare di essere migliori, rischiamo di diventare incapaci di riconoscere ciò che rende davvero preziose le persone. La capacità di ascoltare senza sentirsi inferiori, la generosità di aiutare qualcuno senza ricordargli quanto gli abbiamo dato, l'umiltà di riconoscere un errore. Sono tutte qualità che non fanno rumore, non garantiscono applausi e difficilmente ci rendono protagonisti, eppure dicono molto più di noi di qualsiasi successo esibito. Non c'è niente di sbagliato nell'ambizione, nel desiderio di migliorarsi o nella soddisfazione di raggiungere un obiettivo ma il problema comincia quando non ci basta più crescere, ma quando abbiamo bisogno che qualcuno rimanga indietro per sentirci arrivati. Quando il successo altrui ci infastidisce, la vulnerabilità ci sembra una debolezza e quando trattiamo ogni differenza come una minaccia alla nostra identità.
Dovremmo fermarci ogni tanto e domandarci quante delle cose che inseguiamo desideriamo davvero e quante, invece, ci servono per non sentirci inferiori a qualcuno. Quante volte diciamo di volere una vita migliore quando, in realtà, vorremmo soltanto una vita che gli altri considerino migliore. C'è una differenza sottile, ma enorme, tra essere soddisfatti di ciò che siamo e avere continuamente bisogno di conferme sul nostro valore. La prima cosa ci dà una direzione, la seconda ci condanna a un confronto senza fine. Ci sarà sempre qualcuno più ricco, più bello, più preparato, più conosciuto e se misuriamo il nostro valore attraverso il confronto, non arriveremo mai a sentirci abbastanza. Ogni traguardo diventerà il punto di partenza per una nuova gara e nel frattempo rischieremo di trascurare proprio ciò che rende una vita degna di essere vissuta come le persone con cui possiamo essere noi stessi, gli affetti che non hanno bisogno di essere esibiti, le conversazioni in cui non dobbiamo dimostrare niente, la libertà di ammettere che non sappiamo tutto.
La vera eleganza di una persona non sta nel riuscire a distinguersi da tutti, ma nel non avere bisogno di sminuire nessuno per sentirsi a posto con se stessa e la maturità comincia quando smettiamo di entrare in ogni stanza chiedendoci come fare per essere i migliori e iniziamo a domandarci che cosa possiamo portare di buono, anche senza essere al centro dell'attenzione. Possiamo anche riuscire a conquistare l’ammirazione di tutti, ma se per farlo dimentichiamo i nostri valori e ciò che conta davvero nella vita, avremo conquistato il mondo, ma perso noi stessi.
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Io non vi capisco,il governo ha cambiato il nome degli istituti tecnici, ha proibito i rave,ha vietato il velo a scuola e voi rompete il cazzo solo perché gli stipendi sono bassi,gli affitti sono alti,i tempi di attesa delle visite sono biblici,le scuole cadono a pezzi ?
Ingrati
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Un paio di domande al ministro Piantedosi:
1) quale delle numerose norme dei molti decreti Sicurezza emanati negli ultimi anni sono state utilizzate per prevenire o, almeno, contenere gli atti di violenza di questi giorni?
2) considerato che secondo il ministro l'adeguatezza delle misure adottate si valuta ex post, si può dire a posteriori, cioè dopo i recenti fatti, che quei molti decreti Sicurezza abbiano funzionato?
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Salvini è riuscito a confondere i fatti, il diritto e persino il significato della grazia presidenziale.
La difesa non è «sempre legittima»: per Guido Gianni i giudici hanno escluso la legittima difesa perché i colpi mortali furono sparati airapinatori mentre fuggivano, colpendoli alle spalle.
Né Mattarella ha cancellato o smentito la condanna. Ha concesso una grazia parziale, cioè un atto di clemenza che riduce la pena senza cancellare il reato accertato dai giudici.
Chissà cosa pensa Mattarella della distorsione che Salvini ha fatto del suo atto.
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Oggi lanciamo ItaliaAperta.it
L’idea è di poter affidare a un agente AI le pratiche con la pubblica amministrazione, direttamente da una chat.
«Ho cambiato casa.»
«Voglio aprire un’attività.»
«A quali agevolazioni ho diritto?»
L’obiettivo è arrivare a un agente che capisce la richiesta, individua i servizi, prepara le pratiche e, con la tua autorizzazione, le porta avanti.
Tutto a partire da una chat.
Dopo aver visto America.gov, abbiamo deciso di provarci anche per l’Italia, partendo dalla base che abbiamo costruito nell’ultimo mese lavorando a DoveVannoINostriSoldi.
ItaliaAperta è un progetto indipendente.
Non abbiamo potere decisionale su come funziona la PA, ma speriamo che mettere online qualcosa da provare possa spingere le istituzioni a prendere sul serio questa possibilità.
Accedere ai servizi pubblici dovrebbe essere semplice quanto scrivere in chat.
Vorremmo che diventasse normale anche in Italia.
È online la primissima versione.
C’è ancora molto da fare: provatela, diteci cosa manca e condividetela.→ italiaaperta.it
Dopo il lancio della nuova mappa sui Comuni, crediamo che ci siano davvero le condizioni per portare anche in Italia una visione simile a quella di America.gov.
Oggi aggreghiamo già oltre 20 milioni di dati, di cui quasi 10 milioni direttamente interrogabili attraverso la piattaforma.
Il prossimo passo, oltre al continuo sviluppo del portale, sarà estenderne ulteriormente l’utilità: trasformarlo sempre di più da strumento di consultazione a vera infrastruttura per comprendere, interrogare e utilizzare i dati pubblici.
In questa evoluzione potremo coinvolgere partner come @regolo_ai, che già ci supporta sul fronte AI, per costruire insieme il prossimo livello del progetto e dare concretezza a questa visione.
E senza supporto governativo. Vediamo dove arriviamo.
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Un magnifico Stefano Massini ridicolizza razzisti e xenofobi alla sua maniera. Queste sono le cose da guardare, non i Porro, i Del Debbio, i Giordano o i Vespa…
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Nessuno ha mai reputato non dignitoso frequentare un istituto tecnico.
Chiunque sa che la preparazione fornita da un istituto tecnico è diversa da quella offerta da un liceo.
Chiamarli entrambi «licei» non rende l’istituto tecnico più dignitoso di quanto già non sia né lo omologa al liceo.
Anzi, è proprio l’idea che per conferirgli maggiore dignità occorra chiamarlo «liceo» a tradire una concezione dell’istituto tecnico come scuola di serie B.
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Il fatto che Giorgia Meloni possa impunemente continuare a raccontare la balla che ''la pressione fiscale è aumentata perché ci sono più occupati'' si può solo spiegare con il fatto che un buon numero di italiani ha difficoltà a capire le frazioni.
Arianna Meloni sì @Corriere
“pressione fiscale alta perchè + gente lavora e paga tasse”
Ok
Ma se + gente lavora allora c’è + ricchezza e quindi + Pil
Risultato: aumenta il denominatore e il rapporto scende
E invece sale
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Sapete che mi piace sempre verificare le varie propagande e affermazioni di varie forze politiche.
La #Meloni ha reagito a #Mattarella a suo modo. E la questione va spiegata bene. Molto bene...
Sergio Mattarella fu ministro della Pubblica Istruzione dal luglio 89 al luglio 90.
Bello fare cherry picking con le parole di Mattarella, e poi riscriverle.
Meloni ha preso la parola «ghetti», l'ha isolata dal contesto e l'ha usata per far dire a Mattarella qualcosa che lui non ha detto.
Il Presidente non ha detto che i «ghetti» si formano quando in una classe ci sono troppi studenti stranieri, né che vadano evitati distribuendoli altrove. Ha detto invece che la scuola deve essere «leva di integrazione», «non alzare barriere», «unire e non lacerare» e superare «i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità».
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State cercando sui grandi giornali nazionali la notizia del governo che vi frega il TFR?
Non la trovate. E se c’è in 20ª pagina scritto in corsivo a testa in giù.
Perché non è che si vuole fare tanta pubblicità al fatto che vi stanno portando via il TFR accumulato in quarant’anni di lavoro.
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Replying to @Ruffino_Lorenzo
Forte la tesi della destra: vi prendiamo il TFR, ma poco e non a tutti.
Sedici condoni per gli autonomi, il tetto della flat tax portato a 100.000 euro, la patrimoniale sopra i dieci milioni nemmeno nominata.
State calmi, si ruba poco. Solo ai dipendenti.
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Replying to @Ruffino_Lorenzo
Quindi quando interessa il 2% delle persone, ma queste persone sono normali dipendenti, va bene e non ci si può lamentare.
Se si vuole una patrimoniale che tocca lo 0.5% delle persone (o meno) ma queste sono multimilionarie, apriti cielo.
Ci sta.
chissà perché mi sa che è vero
Mi fanno tenerezza i fascisti.
Sbraitano contro la patrimoniale sui redditi sopra i dieci milioni, la chiamano esproprio, giurano che è l'inizio della fine. Quelli che stanno sopra i dieci milioni, in Italia, si contano a poche centinaia.
Poi arriva il loro governo nero e melmoso e in silenzio, senza annunci, cancella in silenzio la clausola di salvaguardia sul TFR. Quarant'anni di lavoro accantonati centesimo per centesimo, e al momento della liquidazione il Fisco ne vuole una fetta in più. Il TFR ce l'hanno in milioni di dipendenti. Quelli che già pagano tutto. Senza condoni.
Lì nessuno sbraita. Nessuno si indigna.
Restano con la busta paga in mano a gridare forza Gioggia.
























