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Austin Abrams è uno dei volti più divertenti e cuccioloni attualmente al cinema ed è la cosa meglio riuscita di Whalefall, film, tutto sommato, divertente, intelligente, con spunti interessanti e momenti wtf! e adrenalinici, ma che temo dimenticherò col passare delle settimane.
alessandro autieri retweeted
VINCITORI 🇮🇹 - STAGIONE 2026
Recap e confronto con il 2025
🔸 76 vittorie totali (+24)
🔸 31 corridori a segno (+8)
🔸 14 nuovi vincitori tra i prof (+7)
🔸 15 vittorie World-Tour (🟰)
🔸 7 corse a tappe 🏆 (+4)
🔸 9 corse di un giorno (+1)
🔸 4 tappe nei Grandi Giri (-1)
Primetime di Lance Oppenheim: ovvero come mandare in vacca un buon film con una mezzora finale del tutto insensata. Sciatta, malscritta, incomprensibile ma non per un qualche gusto surreale o grottesco, quasi come fosse pigrizia o figlia di problemi produttivi. Film inutile.
Vermin: la versione b-movie* de Il Demone sotto la pelle. Si svuota di ogni speculazione crononberghiana metasessuale e filosofica sulla morale e il divenire, ma restano il condominio ballardiano** e buone dosi di sangue. Simpatico, ma si poteva osare di più.
alessandro autieri retweeted
𝑫𝒊𝒈𝒈𝒆𝒓
𝐋𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐣𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐆𝐨𝐧𝐳𝐚́𝐥𝐞𝐳 𝐈𝐧̃𝐚́𝐫𝐫𝐢𝐭𝐮
La recensione di Gianni Canova
Cosa ci fa la locandina di “Opening Night” (“La sera della prima”, 1977, di John Cassavetes) nel camerino di Curtis Marks, l’attore che interpreta il rapace capitalista trivellatore in “Digger” di Alejandro González Iñárritu? Meglio: nel camerino del film in cui Tom Cruise interpreta l’attore Curtis Markson che interpreta il capitalista Digger Rockwell in un film che, come il capolavoro di Cassavetes, lavora sulla sovrapposizione tra realtà e finzione?
Vertigine della percezione: cosa stiamo veramente guardando mentre vediamo “Digger”? Quella locandina è un indizio: un apologo espressionista su un mondo che si sta scavando la fossa? Una riflessione metalinguistica su un film che mette in scena le prove di uno spettacolo teatrale (“Fossil Fools”) che a sua volta mette in scena la follia di un mondo che la fossa se l’è già scavata?
Non si sa da dove prenderlo, un film come “Digger”. Troppo ricco, complesso, denso, spiazzante. Volutamente, a tratti, sgradevole. Ma anche, spesso, illuminante. Scomodo, in ogni caso.
È come se Iñárritu mettesse l’uno sull’altro, o l’uno dentro l’altro, “Il petroliere” e “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, “Il dottor Stranamore” di Kubrick, “Brazil” di Terry Gilliam e il suo “Birdman” insieme a tutti gli altri film le cui locandine sono appese, non a caso, sulle pareti del teatro, da “Marcia competente” a “Ninotchka” di Lubitsch, per ricavarne un film labirintico e debordante, gigantesco e stordente, interamente girato in VistaVision analogico (lo stesso formato di “Vertigo” di Hitchcock), quasi a voler rinnovare ancora una volta l’amore insaziabile per la pellicola e per la sua capacità di essere impronta del mondo. Perché questo è il punto: “Digger” ci restituisce – deformata e sfigurata – la nostra impronta. Parla di noi. Ci parla.
Goffo, ingrassato, incanutito, eppure vitalissimo, Tom Cruise entra in un gioco di matrioske finzionali contenute l’una dentro l’altra per dar corpo e voce al cinico magnate del petrolio che ha causato un immenso disastro climatico in Groenlandia e tuttavia cerca in tutti i modi di passare per il salvatore del mondo continuando ad accumulare profitto.
Ma Iñárritu non ne fa il “cattivo” detestabile e repellente da offrire come parafulmine alla nostra cattiva coscienza per scaricare su di lui tutte le nefandezze di un sistema che sta portando il mondo alla catastrofe. Ci dice o per meglio dire ci fa urlare in faccia, che la colpa è di tutti noi. Noi che fingiamo di indignarci, noi bravissimi nel dare sempre la colpa agli altri, noi che recitiamo la parte dei cittadini consapevoli e responsabili, ma che non siamo disposti a rinunciare neanche alla più piccola e banale delle nostre comodità.
Forse è per questo che “Digger” non è piaciuto a molti e ha tanto irritato gran parte della critica americana: perché in un monologo che resterà nella storia del cinema, avvolto nelle luci e nei colori desaturati della fotografia di Emmanuel Lubezki, Tom Cruise individua nella nostra pelosa indifferenza, nel nostro sordo solipsismo, nell’egoismo piccolo e stizzito con cui difendiamo “la libertà di crogiolarci nella comodità delle nostre esistenze intollerabili”, la causa prima della catastrofe.
Urticante e magniloquente, “Digger” ci invita ad accomodarci e ad assistere in silenzio, solo con qualche piccolo ghigno, allo spettacolo indecoroso della fine che ci attende. Gigantesco.
#welovecinemait #Digger #AlejandroGonzálezIñárritu #TomCruise
@WarnerBrosIta
Una premessa (molto) intrigante poi invece che un horror è un pesantissimo dramma borghese con quei guizzi registi che Strippoli, grande conoscitore del linguaggio, possiede. L'estranea non mi delude, perché non avevo grandi aspettative dopo l'orrendo La valle dei sorrisi,
Alcune scelte fatte con poca lucidità vista l'influenza e le bestemmie annesse. Niente cinema ma almeno la chiusura in bellezza tra stanotte e stamattina con i sette samurai: capolavoro assolutoi.
Ho appena finito di vedere uno dei film più brutti di sempre, Psycho Killer. Chi me la fa fare a guardare certa merda...
Più di qualcosa mi lascia perplesso in The Killer di Fincher: la forma è ineccepibile, pure troppo. alcune cose le sa tirare fuori solo lui e sono il suo marchio, ma la scrittura è piatta, senza guizzi, stanca, ripetitiva. Peccato perché il primo omicidio, grazie al montaggio,
A mani basse il più bello di tutta la saga. Anzi per me è proprio un capolavoro assoluto dell'horror. Poi c'è Patricia Arquette ❤️(al suo debutto al cinema), ma in generale è un film di debutti: è il primo film di Darabont come sceneggiatore, è il primo film di Russel alla regia
è l'unico della saga a non iniziare con un incubo ed è pieno di chicche sulla sua realizzazione (consiglio gli extra del DVD) come ad esempio l'uso smodato di mylar (pellicola in poliestere) per girare la sequenza dello specchio o il set "capovolto" in quella del letto
Qui trovate qualche pagine dello storyboard nightmareonelmstreetfilms.co…
Tutto condivisivbile e interessante Luca, ma io a tal proposito vorrei una tua considerazione e analisi su Juan Ayuso. Ci vado giù leggero, banale e veloce: per me è un corridore al momento sì limitato da un qualche blocco psicologico, ma dal punto di vista atletico con ben pochi
Appena passato professionista ha sfruttato entusiasmo, freschezza, numeri che sicuramente erano dalla sua, poi le prime incertezze, infortuni, risultati che non arrivavano, il dualismo con Del Toro, nella sfida al vice Pogacar è stato umiliato ai limiti della brutalizzazione,























