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La migliore analisi letta fin qui.
Maxi speculazione edilizia in beneficio esclusivo dei fondi, non dei club né tantomeno dei tifosi o dei cittadini.
Del resto operazione coerente con ciò che è stato fatto a Milano e di Milano negli ultimi 10-15 anni.
Il nuovo stadio di San Siro permetterà ad Inter e Milan di ridurre significativamente il gap con le big europee e ai tifosi di sognare di vedere in nerazzurro e rossonero i nuovi Ronaldo e Van Basten?
La considerazione che nessun giornalista presente al Castello Sforzesco e nessun content creator dalla sua cameretta si è preoccupato di fare è l’unica che dovrebbe interessare davvero ad addetti ai lavori ed appassionati. Forse perché la risposta è negativa, visto che le ultime stime disponibili, in attesa del Piano di Fattibilità Economica, indicano ricavi incrementali aggregati per circa 120 milioni di euro l’anno, 60m per ogni club. A regime, ossia, se tutto va bene, non prima del 2035, se si venderanno sempre tutti i 13 mila biglietti premium alle aziende e quando saranno terminati anche i lavori di riqualificazione dell’intera area, con hotel, centro commerciale, uffici, store ufficiali e probabilmente anche appartamenti.
Cifra da cui, per almeno 20-25 anni, si dovranno dedurre una cinquantina di milioni per ripagare i finanziamenti per completare l’intera operazione che i club hanno per una parte già richiesto e ottenuto da un pool di istituti finanziari solo per comprare l’area.
Cosa resterà ai futuri Marotta e Cardinale da spendere ad ogni sessione estiva di mercato? Un Jones o un mezzo Ramos in più, dando per scontato che i prezzi dei cartellini restino questi.
Anche il tanto strombazzato accordo per il naming rights del nuovo impianto con #Generali non è poi così conveniente: se i 13 milioni l’anno che incassano i club ogni stagione sono una cifra in linea con i parametri europei attuali, essersi vincolati per un quarto di secolo con la compagnia di assicurazione impedirà di sfruttare il trend crescente delle sponsorizzazioni sportive.
L’affare lo faranno sicuramente le due proprietà di Inter e Milan che possedendo una intera zona di Milano ulteriormente riqualificata, sicuramente non degradata e ben servita dalla metro, potranno raggiungere l’obiettivo minimo di una valutazione dei club di almeno due miliardi di euro quando, Oaktree prima di Cardinale, li metteranno in vendita.
I tifosi invece potranno assistere alle partite in uno stadio nuovo, più tecnologico, più green e più comodo, con spazi più ampi, con più ristoranti e bar e bagni migliori, ma con meno di 60mila posti a disposizione e con prezzi aumentati, visto che circa 13mila saranno dedicati a sky box ed hospitality. Dovendo anche digerire l’abbattimento del Giuseppe Meazza che per molti, se non per tutti, è una icona della città tanto quanto Duomo e Scala.
Ne vale la pena? Evidentemente sì, visto che le poche voci dissonanti e critiche sono spesso isolate se non apertamente ostracizzate o esposte al pubblico ludibrio social. Ma Inter e Milan non saranno più competitive in Champions, saranno solamente più ricche le loro attuali proprietà con una speculazione edilizia mascherata da investimento sportivo .
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È triste e preoccupante l’esito delle elezioni in Israele. Conferma un largo consenso, sebbene non maggioritario, al Governo Netanyhau, responsabile, insieme ai suoi Ministri, di genocidio a Gaza e pulizia etnica in Cisgiordania, crimini ancora in corso indisturbati. Va ricordato. Come va ricordato che Eisenkot, Bennet e Lieberman, i leader dei principali partiti del blocco dell’ ‘opposizione’ al Primo Ministro in carica, si oppongono al principio “due popoli, due Stati” e coprono tutto l’arco delle posizioni sull’annessione della Cisgiordania (dal No di Eisenkot per timore di perdere l’identità sionista della nazione, al Si di Bennet).
Poi, indubbiamente, come scrive oggi Gad Lerner su Il Manifesto, vi sono raggi di luce: innanzitutto, la straordinaria affermazione delle due liste dei palestinesi israeliani. Si apre un varco di speranza. È riassunto da una domanda fatale: Il blocco di opposizione, guidato dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito israeliano, si allea con rappresentanti dei palestinesi? Questi ultimi hanno dichiarato disponibilità, anche, senza entrare nell’esecutivo, con il sostegno ‘esterno’.
Scrive Gad: “Se Gadi Eisenkot confermasse quanto sostenuto in campagna elettorale —ovvero un no di principio a qualsivoglia collaborazione con le ‘liste arabe’, cioè palestinesi— il mito residuo della democrazia israeliana non ne uscirebbe incolume. Che senso ha riconoscere (a stento, come si è visto) il diritto di voto a una minoranza del 20% della popolazione salvo poi applicare nei confronti dei suoi eletti una discriminazione di natura etnica, non politica? Chi rifiuta l'equiparazione automatica tra sionismo e razzismo (non a caso chi in Israele e negli Stati uniti si adopera per la formazione di un governo di unità nazionale col redivivo Netanyahu, lo chiama «blocco sionista») si troverebbe in forte imbarazzo. È stato per primo Yair Golan, il leader che ha restituito una presenza dignitosa seppure marginale alla sinistra israeliana nella Knesset, a denunciarlo: attribuire un valore diverso a voti ebraici e voti arabi sarebbe, parole sue, una «distinzione razzista». Dettaglio non irrilevante: i Democratici, con Golan, hanno ottenuto più voti dei partiti di estrema destra di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich”.
Le scelte a Tel Aviv investono il futuro di Israele, dei palestinesi e di tutti noi. I governi europei, il nostro per primo, continuano a girarsi dall’altra parte, vili e conniventi cn i carnefici. Invece, potrebbero giocare un ruolo significativo per la pace, la sicurezza di Israele e il diritto del popolo palestinese a una patria e uno Stato.
#Israele #Gaza #cisgiordania #Europa @gadlernertweet @ilmanifesto
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Italia: Repubblica acostituzionale corporativista. È l’esito,
determinato anche dalla Legge di Bilancio in arrivo, della politica economica del Governo Meloni-Giorgetti: dal “contributo di solidarietà” dalle banche, al price cap da big oil, alla miriade di flat tax, il presupposto dell tassazione non è più la capacità contributiva della persona (fisica o giuridica), valgono soltanto i rapporti di forza e la disponibilità al voto di scambio economico-elettorale di ciascuna corporazione. Ripropongo una dual income tax. Ne scrivo @DomaniGiornale #leggedibilancio
@MEF_GOV @Quirinale
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Chi ha paura nel 2026 del cognome #Mussolini? Sicuramente non Lotito che, fregandosene quasi sempre giustamente dell’opinione dei media e dei suoi tifosi, ha affidato a Gattuso il compito di puntare, più per necessità che per convinzione, sul 23enne Romano Benito Floriani Mussolini per puntellare la fascia destra.
Venendone ripagato con prestazioni spesso oltre la sufficienza e ieri sera con il suo primo gol in serie A nell’orgia di reti concessa dal Sassuolo del forse già ex predestinato Aquilani.
Il pronipote del Duce, figlio dell’agitatrice televisiva ed ex parlamentare Alessandra, non è un fenomeno, è un esterno destro di gamba e intensità che sta sfruttando nel migliore dei modi il momento d’oro della Lazio. In questa serie A dove i debuttanti Lulli e Cinquegrano si impongono facilmente e in questo calcio dove Palestra vale più di 50 milioni dopo una stagione da un gol con il Cagliari c’è spazio e speranza per tanti.
Il punto è che, almeno fino a ieri, il rendimento di Floriani è passato quasi sotto silenzio, per la paura di troppi di essere bollati come fascisti se si usa o peggio si esalta chi possiede quella parte del doppio cognome che è una possibilità prevista dalla legge italiana. A nessun editore o giornalista piace subire critiche sui social o avere problemi sul lavoro se si diventa facili bersagli da parte di chi ha fatto dell’antifascismo una lucrosa professione come un Berizzi o uno Scanzi qualsiasi o di chi sventola la bandiera di un (impossibile) ritorno del fascismo per sfasciare tutto e dare un senso alla propria vita da fancazzisti come i giovani ribelli anarchici e dei centri sociali.
Meglio quindi “punire” un ragazzo che convive senza lamentarsi mai con un cognome di cui non deve vergognarsi e che è pure molto più pesante da portare rispetto ai vari Maldini, Stankovic e compagnia.
Oggi la Gazzetta nella sua edizione cartacea ha già sollevato come potenziale ostacolo per la sua carriera l’urlo Mussolini ripetuto 5 volte dai tifosi laziali per celebrare allo stadio il suo gol. Una cretinata colossale, una perfida strumentalizzazione o semplicemente un avviso per chi potrebbe convocarlo in Nazionale o essere interessato tra le big a investire su quel ragazzo?
In ogni caso un pregiudizio contro cui Floriani è abituato a convivere ma che non deve trasformarlo in feticcio o vittima a seconda delle proprie idee politiche.
Lui intanto corre e non molla. Mai.
Replying to @marifcinter
Ci difende marelli pensa te quanto è sporca
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Draghi (2011): "C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende.."
Draghi: "I giovani protestano perché percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima. Nessuno li ascolta". Lo afferma l'ex premier ed ex presidente della Bce Mario Draghi in un'intervista a Bloomberg. #ANSA ansa.it/sito/notizie/mondo/2…
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Quando capirete che le nostre fonti sono molto vicine ai protagonisti del giuoco del pallone sarà troppo tardi. Vi diciamo da mesi che Conte non prende squadre in corsa e oggi ve lo ha dovuto scrivere lui su carta bollata.
Siamo esausti.
👀👑
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"Sugli scontri di Milano del fine settimana non ci sono evidenze di interferenze da parte della Russia. Gli elementi in mano all’intelligence, infatti, a sette giorni dai fatti, sembrano escludere qualsiasi coinvolgimento da parte di Paesi stranieri nella regia delle manifestazioni di piazza che hanno portato alle violenze da parte di molti giovani nel centro di Milano. Il concetto è nelle relazioni dei Servizi e ieri lo ha confermato, durante un’audizione di tre ore di fronte al Copasir (il Comitato parlamentare che esercita il controllo sui servizi segreti) anche il direttore dell’Aisi, Bruno Valensise: quest’ultimo ha parlato di spontaneismo che nasce da un tam tam sui social e dietro al quale non ci sarebbero regie di Stati esteri". (Fatto quotidiano)
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Che si traduce in: la Germania e la Francia sono nella merda, servono i soldi dell’Italia.
Un debito Ue per l'industria. O l'autonomia strategica è persa huffingtonpost.it/economia/2…
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🧠 L'ESPERTOCRAZIA
Altro che irrazionalità. Questa è la vera causa delle proteste in tutta Europa 👇🏻
Negli ultimi 40 anni abbiamo affidato tutto il potere politico agli "esperti". Ma non esiste un potere esclusivamente tecnico. In questo modo, si sono soltanto difesi gli interessi dei più ricchi e abbiamo perso la democrazia, senza neanche rendercene conto.
💭 Anche le decisioni degli esperti riflettono infatti convinzioni, idee economiche e interessi.
Presentarle come imparziali non le rende meno politiche: le sottrae soltanto al confronto democratico.
💶 Abbiamo dato agli esperti la sovranità economica e monetaria, e i risultati sono quelli che vediamo in Europa.
🪖 Vogliono farlo oggi con l’esercito?
Questa è la direzione.
Rivestire di un'aura tecnica una decisione massimamente politica, e spegnere così del tutto la democrazia.
🔥La causa delle proteste è strutturale.
È il frutto più logico di 40 anni di neoliberismo mascherato da espertocrazia.
Riprendiamoci in mano il diritto a vivere.
#proteste #politica #tecnocrazia #democrazia #economia
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Come mai la protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori che manifestano nel Mezzogiorno d’Italia viene completamente ignorata dai giornali e da tutti i media? (Foto 2023 Salento Puglia).
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Come già detto l'11 titolare dell'Inter è più debole dell'anno scorso e nessuno dei nuovi acquisti made by Oaktree/Ausilio è al livello della vecchia guardia.
Se gira bene ma proprio bene arriva un altro scudetto sennò si và a fare compagnia a Milan e Juve
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Mi toccherà scrivere qualcosa sul meccanismo del bilancio UE perché vedo che il concetto risulta di difficile comprensione. Se anche le voci del bilancio si modificassero per avere più agricoltura, pesca e le altre voci che più ci piacciono, noi NON avremmo più soldi.
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Dal 1981 in poi, per tutti gli anni ottanta, il rendimento dei btp a 2 anni è stato da 300 bps a 600 bps punti oltre l'inflazione.
Da topolinia è tutto anche per oggi.
Un’altra cosa degli anni ’80 che viene mitizzata è la “scala mobile”. Permetteva di adeguare gli stipendi all’inflazione, quasi al 100% per i più bassi, molto meno per quelli medi e alti (anche solo il 20% in alcuni casi).
Questo meccanismo però era uno dei fattori che generavano a loro volta inflazione, che all’inizio degli anni ’80 superò il 20% annuo. In pratica divorava i risparmi familiari alla velocità della luce, compensata solo in parte dai titoli di Stato (rendimento intorno al 15%).
All’epoca quindi conveniva più indebitarsi per comprare casa che risparmiare, perché in pochi anni, grazie alla scala mobile, la rata diventava facilmente sostenibile rispetto al reddito mensile.






























