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IT arch. and open source enthusiast. Catholic, liberal and Europeist. I fight for civil rights. Italian Radicals activist and Olimpia Milano supporter.

Joined January 2011
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Un messaggio per @GiuseppeConteIT. Mi auguro arrivi una risposta. Aiutatemi a condividerlo!
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Addio grande donna. È merito tuo se ho iniziato la mia militanza come radicale. Con le tue parole ho iniziato a guardare il mondo in modo diverso. Con il tuo esempio ho capito cosa significa non avere paura. Grazie.
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Il Libro Possibile: un festival contro i Baltici nella NATO, il riarmo e il sostegno all’Ucraina? Così pare. 1) Travaglio: «I Baltici sono tra i principali provocatori di questa escalation […] comandano loro. Perché? Perché si punta alla Terza guerra mondiale». 1/10
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Io vorrei capire cosa pensano i componenti del Campo Largo, che in quattro anni e mezzo nessuno abbia pensato di aprire un negoziato con #Putin e che tutta l’Europa stia aspettando la loro vittoria in Italia per capire che serve il dialogo? Cioè, fino adesso a nessuno è venuto/1
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Era un uomo con la schiena diritta.
Addio, vecchio libertario. “Israele non è Netanyahu”. “La minaccia di Putin è reale”. #Guccini
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Chissà se alle feste dell'Unità di questa estate verrà fatto vedere questo video.
"Io sono sempre stato filo-Ucraina". Francesco Guccini aveva chiari certi valori. In primis, quelli dell'antifascismo e della difesa della democrazia. Non gli apparteneva, invece, il finto pacifismo. Quello che chiede di disarmare la Resistenza. Mancherà. #guccini
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TAV: PERCHÉ VA FATTA E I NIMBY STANNO DANNEGGIANDO L’AMBIENTE Cantieri assediati, operai costretti a lavorare sotto scorta, agenti feriti. Sembra l’inizio di un film ma per i cantieri in Val di Susa è pura normalità. Intanto, gli anni di ritardo significano migliaia di camion in strada e milioni di tonnellate di CO₂ e inquinanti in atmosfera, oltre che perdite economiche elevatissime. Chiamarla TAV è riduttivo: infatti si chiama NLTL (Nuova Linea Torino-Lione) ed è un’opera ad alta capacità. Ci viaggeranno sia passeggeri che grandi treni merci. Non si tratta, come dicono in molti, di ridurre i tempi di viaggio per i “treni dei ricchi”. Si tratta di togliere milioni di camion inquinanti dalla strada, spostando le merci su treni elettrici. “Inutile scavare, basta migliorare le vecchie linee!” Non serve un PhD in ingegneria delle infrastrutture per capire che la vecchia linea del Fréjus, inaugurata nel 1871, è tecnicamente e funzionalmente obsoleta. Non sorprende che, a causa delle pendenze estreme, la vecchia tratta abbia perso oltre il 70% del traffico in vent’anni. Dire no a quest’opera non è solo stupido, ma è un vero insulto all’ambiente. Quasi 3 milioni di TIR attraversano le Alpi ogni anno. L’80-90% delle merci tra Italia e Francia viaggia su gomma. Ricordiamo a chi protesta che i camion emettono 10 volte più dei treni, con incidentalità 36 volte maggiore, in una Regione già messa a dura prova dai crescenti volumi di traffico. Perché allora “spianare” la montagna? Perché la pendenza cambia tutto. Il nuovo Tunnel di Base lungo 57 km trasforma una salita faticosa in una linea di pianura, in modo che un solo locomotore potrà trainare treni merci lunghi fino a 750 metri e pesanti fino a 2.000 tonnellate. Il risultato? Costi operativi ed energetici ridotti fino al 40%, meno emissioni e più competitività — no, non è una parolaccia — su un interscambio che vale oltre 110 miliardi di euro ogni anno. La NLTL è un’opera di importanza strategica fondamentale, con evidenti prospettive di lungo termine, che comporterà miglioramenti radicali per tutto l’ecosistema di scambio europeo. Se è vero che i lavori procedono a rilento e che i costi sono alti, è altrettanto vero che sia un’opera immensamente complessa da realizzare, con sfide tecniche da superare ancora numerose. CARI NIMBY, BASTA INTOSSICARE UN’INTERA REGIONE CON I VOSTRI NO. SIATE PROGRESSISTI PER DAVVERO. SÌ ALLA TAV!
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A proposito del caso @Pirlo_official ho curato per @EuropaRadicale un dossier relativo a Fonbet e ai suoi legami con la malavita organizzata, il Cremlino, la guerra e i servizi di sicurezza russi (link al primo commento). Questo stesso dossier è stato inviato stamattina dal presidente Igor Boni e dalla tesoriera @Fede_Valcauda direttamente alla FIGC perché sia chiaro anche a Malagò e Maldini a cosa ha prestato la propria immagine Pirlo, sia pure inconsapevolmente. Leggo peraltro sulla Gazzetta che le rassicurazioni date dallo staff del campione - stando ai giornali di questi giorni - secondo le quali il suo contratto con Fonbet sarebbe legato al rapporto con lo United FC di Dubai, si sarebbero rivelate NON VERE, ed anzi il legale della FIGC avrebbe scoperto che le due cose sono in realtà del tutto autonome. Il contratto col colosso delle scommesse russo sarebbe stato quindi sottoscritto individualmente e volontariamente. Personalmente ritengo che il ct della nazionale italiana, essendo di fatto l’ambasciatore del nostro calcio nel mondo, oltre a doti tecniche debba avere qualità etiche che nel caso di Pirlo non mi sembrano affatto soddisfatte.
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Il punto non è cosa pensi Andrea Pirlo della Russia o di Putin. Non è una questione di opinioni personali, né di convinzioni politiche. Pirlo ha deciso in questi anni di mettere il proprio nome, la propria immagine e il proprio prestigio al servizio di un’operazione commerciale inserita nella strategia di propaganda e di guerra ibrida del regime russo. Lo faceva anche nelle ore dei peggiori bombardamenti russi, non ascoltando nemmeno Andriy Shevchenko, suo amico ed ex compagno di squadra. Chi guida la Nazionale non rappresenta soltanto una squadra di calcio: rappresenta l’Italia. Dopo una scelta del genere, Pirlo si è reso inadeguato a ricoprire quel ruolo. La decisione di non nominarlo commissario tecnico è quindi giusta e doverosa.
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La @FIGC ha ormai scelto @Pirlo_official come nuovo commissario tecnico e sta definendo gli ultimi dettagli. Prima della firma, però, qualcuno deve spiegare agli italiani come si concilia la maglia azzurra con il rapporto commerciale di Pirlo con la russa Fonbet. 1/7
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Geniale l’idea di nominare ct della Nazionale di calcio un figurante reclutato da una società russa per dimostrare la capacità di Mosca di superare il proprio isolamento internazionale. Così oltre alla propria faccia Pirlo vende anche quella dell’Italia linkiesta.it/2026/07/pirlo-c…
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Ecco qui il Generale Vannnacci e i suoi energumeni violenti. Fate girare, tutti devono vedere come reagiscono a semplici domande!
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Quando Conte dice che sull’Ucraina e la difesa europea “la linea dei progressisti non può essere quella di Meloni” intende dire che deve essere quella di Vannacci.
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Sì al nucleare e a quelle opere strategiche per il nostro Paese che paura e ideologia bloccano da decenni.
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Pope Leo XIV in Madrid: “I encourage you to nurture the process of European Union, which is not merely a counterweight to other powers, but a gift to humanity.” Wonderful. A powerful reminder of how beautiful and hopeful the European project truly is. 🇪🇺🇪🇸
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Sconcertante e rivelatorio un passaggio dell’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto sul Corriere della Sera. Alla domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il ministro risponde così: «Se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue». È difficile immaginare una formulazione più chiara dell’ambiguità europea sull’Ucraina (e su molti altri dossier cruciali per il futuro dell'Unione). L’Europa riconosce il sacrificio ucraino, ne invoca la resistenza, beneficia politicamente e strategicamente del fatto che Kiev continui a contenere l’aggressione russa. Ma quando si passa dal sostegno militare e morale alla piena integrazione politica, economica e istituzionale, emergono subito i calcoli nazionali, le paure corporative, le resistenze agricole, i riflessi difensivi dei singoli Stati. Nella stessa intervista, Crosetto ricorda che «a morire ci vanno loro», cioè gli ucraini. Poi, però, quando si parla di Ucraina nell’Unione europea, il problema diventa la crisi agricola che il suo ingresso provocherebbe in molti Paesi Ue. Per cui l’Ucraina è abbastanza europea per combattere una guerra che riguarda anche la sicurezza del continente, ma diventa improvvisamente troppo ingombrante quando chiede di entrare davvero nella casa comune. Questo egoismo mascherato da realismo, da cautela istituzionale, da difesa degli equilibri interni rivela come l’Unione europea chieda all’Ucraina il massimo sacrificio storico ma senza assumersi fino in fondo il costo politico della sua appartenenza. Non si può continuare a trattare Kiev come un avamposto militare dell’Europa e, insieme, come un problema economico da tenere fuori dalla porta. Sono cose che faranno piacere a Putin. Perché ogni esitazione europea sull’Ucraina, ogni distinguo corporativo, ogni calcolo nazionale presentato come prudenza istituzionale, conferma a Mosca che il tempo può ancora lavorare contro Kiev. Ed è precisamente questa ambiguità che la Russia può sfruttare. Se l’Ucraina è parte della sicurezza europea, allora deve essere considerata anche parte del destino politico europeo. Altrimenti la retorica della solidarietà diventa il solito chiacchiericcio che sembra piacere molto dalle parti di Bruxelles.
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