Eddie Redmayne, Sabrina Carpenter, Daniel Kaluuya, and Emily Bader in Giorgio Armani for the 2026 Academy
Museum Gala.
@TheAcademy #AcademyMuseumGala
Vittoria Ceretti, Emma Chamberlain, Anthony Ippolito, and Jaafar Jackson in Giorgio Armani for the 2026 Academy
Museum Gala.
@TheAcademy #AcademyMuseumGala
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Perché i TEATRI hanno FORME COSÌ DIVERSE?
La storia comincia nell’ANTICA GRECIA, dove le rappresentazioni erano legate alle feste religiose in onore di DIONISO. Secondo una tradizione, il crollo di tribune lignee durante una "rappresentazione", avrebbe portato a trasferire gli spettacoli sul pendio meridionale dell’Acropoli di Atene. Un episodio non del tutto documentato, che richiama comunque una caratteristica dei primi teatri: sfruttare la pendenza naturale del terreno per accogliere il pubblico all’aperto.
Tra SEICENTO e SETTECENTO si afferma in Italia il TEATRO ALL'ITALIANA, con il palcoscenico frontale, la sala a ferro di cavallo e gli ordini di palchi sovrapposti. Una forma che rispondeva a esigenze sceniche e di visibilità ma RIFLETTEVA anche LA SOCIETÁ DELL'EPOCA: i palchi erano luoghi d’incontro e di rappresentanza, dove non si andava soltanto per assistere allo spettacolo, ma anche per vedere ed essere visti.
Nel 1876, a Bayreuth, RICHARD WAGNER propone una concezione diversa: elimina i tradizionali palchi laterali, dispone il pubblico in file digradanti e nasconde l’orchestra sotto il palcoscenico, per concentrare l’attenzione sul dramma musicale (ritorno ad Epidauro?).
Molto più tardi, la Berliner Philharmonie, inaugurata nel 1963 e la Grande Sala dell’Elbphilharmonie di Amburgo, aperta nel 2017, sviluppano un altro modello: l’orchestra al centro, circondata dal pubblico disposto su terrazze a diverse altezze.
E la nostra FENICE? La sua sala a ferro di cavallo con i palchi disposti su più ordini, appartiene alla tradizione del teatro all’italiana: un luogo in cui la musica e il palcoscenico convivono con una storia di relazioni, incontri e vita cittadina. Perché la forma di un teatro non racconta solo come si ascolta la musica ma anche come una società ha scelto di viverla
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La cupola della chiesa del Ss. Nome di Maria, la colonna di Traiano e, in lontananza, la torretta del Quirinale.
The dome of the Church of Santissimo Nome di Maria, Trajan’s Column and, in the distance, the turret of the Quirinal Palace.
📷 IG: pazzadiroma
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Mafroukeh
📍 Tripoli, Lebanon 🇱🇧
Crafted to perfection at the legendary Rafaat Hallab 1881, mafroukeh represents the pinnacle of Levantine pastry artistry. Born in Tripoli, the undisputed sweets capital of Lebanon, this opulent dessert exemplifies a centuries-old tradition of confectionery expertise.
The foundation of the dish is a rich, velvety dough made from roasted semolina cooked down with clarified butter, sugar syrup, and floral essences of orange blossom and rose water. Hand-kneaded until soft and aromatic, the semolina base is delicately pressed into a plate and topped with a generous layer of fresh ashta—a traditional Lebanese clotted cream skimmed from simmering milk.
Finished with a lavish dusting of crushed green pistachios, pine nuts, and fragrant candied orange blossoms, the dessert strikes a refined balance between the nutty warmth of the semolina and the cool, subtle sweetness of the cream. At Rafaat Hallab 1881, where recipes have been passed down for generations, mafroukeh remains an enduring symbol of North Lebanese heritage and hospitality.
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