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Il sostegno militare all’Ucraina è finora ammontato a circa €3bn per il 2022-2026, circa €800m l’anno, su una spesa pubblica di €1.1tn. Ripetiamo.
1.100.000.000.000 di spesa pubblica
800.000.000 di aiuti militari all’Ucraina
1.800.000.000 è invece quanto gli italiani pagano per il canone RAI, l’anno.*
Lascio a tutti trarre le dovute conclusioni.
* il canone è un’entrata, non una spesa, ma va direttamente a coprire una spesa (la Rai) e viene pagata direttamente dagli italiani.
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Fa troppo caldo, bisogna rinviare l’inizio dell’anno scolastico a ottobre. La richiesta è partita da un appello online ed è stata raccolta da molti insegnanti, ovviamente da alcuni sindacati e persino da tanti genitori. Tutti giustamente preoccupati per le condizioni insostenibili e rischiose per la salute psicofisica di docenti, lavoratori e alunni. Servirebbero i climatizzatori nelle aule, ma non ci sono i soldi e soprattutto non c’è tempo. Ora. Perché in passato ci sono stati entrambi, ma entrambi sono stati sprecati.
Quando nel 2020 c’è stato il Covid, l’Italia è stato il paese che ha chiuso le scuole più a lungo in Europa: 341 giorni, rispetto a una media di 138. All’epoca, una delle discussioni più importanti era l’aerazione delle aule: portare impianti di ventilazione in tutte le scuole era un obiettivo condiviso e prioritario. E le risorse, negli anni successivi, non sono di certo state un problema.
Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni.
Così, dopo sei anni e 450 miliardi, la soluzione è sempre la stessa: scuole chiuse. In fondo anche ai sindacati va bene così, d’altronde tra i tanti scioperi fatti – da Gaza al neoliberismo al climate change– non se ne ricorda uno per l’aria condizionata.
ilfoglio.it/cronaca/2026/09/…
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Il linguaggio usato da #Vannacci non è postfascista o di estrema destra e’ quello di un fascista vero e proprio e come tale va trattato.
Oggi parla di “badogliani che sparano alla schiena” ieri di “reti di guerriglia”, un linguaggio non accettabile in una democrazia.
Sono stato sempre molto attento ad usare la parola fascista, ma in questo caso di questo si tratta: un fascista asservito a Putin come i fascisti storici erano asserviti ad Hitler.
Un traditore della patria che ha disonorato la divisa e che va isolato e bloccato da tutte le forze politiche democratiche
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Evviva, @ellyesse parla finalmente di contenuti.
Noi del @Partito_Libdem non cerchiamo altro.
Pronti? Via.
1) “serve un’unità di missione per dimezzare i tempi per fare nuove rinnovabili”.
Curioso. Per ridurre la pastoia burocratica, si crea un organismo in più?
E poi, soprattutto: al momento sono soprattutto le regioni a dare le autorizzazioni per installare impianti di energia rinnovabile. Come mai le principali regioni in ritardo su questo sono tutte governate dal centrosinistra?
Non sarebbe più facile dire a queste regioni di accelerare gli iter o smettere di fare ricorsi, invece di creare una nuova struttura?
2) “burocrazia zero per gli investimenti”.
Dopo “viva la mamma” e “evviva la pace nel mondo”, penso sia lo slogan più condiviso sulla faccia della Terra.
Ma si tratta, appunto, di uno slogan.
Ripeto spesso che il provvedimento più a “burocrazia zero” della storia d’Italia fu la cessione libera dei crediti edilizi: probabilmente la scelta peggiore mai fatta nella storia delle politiche pubbliche italiane.
Sarebbe piuttosto interessante, al fine di ridurre davvero la burocrazia, chiedere agli italiani il consenso per fare due cose:
a) rifare completamente daccapo il diritto amministrativo, che per molti versi non è differente da quello che ci portò Napoleone 200 anni fa
b) rifare daccapo il “chi fa cosa” della Repubblica, riorganizzando (ed eliminando) le competenze tra i diversi livelli di governo.
3) “noi dobbiamo dare delle missioni strategiche alle partecipate pubbliche”.
Preferisco il “noi dobbiamo vendere le partecipate pubbliche, e finirla con l’immenso spreco di denaro che è associato a molte di esse”.
4) “ci sono 1700 mld fermi sui conti correnti. Penso a incentivi mirati per canalizzare il risparmio verso le piccole e medie imprese”.
Già fatto, segretaria. Nel 2017. Si chiamano Pir (Piani Individuali di Risparmio).
Furono affossati - con scelte dirigiste e populiste - dal M5S quando andò al governo.
Cioè quelli con cui lei, al governo, vuole andare.
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L’associazione di Di Battista mi chiede 25.000 euro per non querelarmi.
Rispondo con una controproposta più equa: te li do nella tua valuta nazionale ovvero 25.000 rubli (che corrispondono a 270€).
Un prezzo equo per levarsi dalle scatole un essere inutile.
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L’isola di calore urbana si vede soprattutto di notte.
Non quando il Sole picchia sull’asfalto, ma quando dovrebbe iniziare il raffreddamento e invece la città continua a restituire calore. Alcuni dati sulle minime della scorsa notte lo mostrano bene.
Torino città: 24°C. Zone appena fuori: 22°C.
Milano città: 23°C. Zone appena fuori: 21°C.
Bologna città: 24°C. Zone appena fuori: 22°C.
Roma città: 23°C. Zone appena fuori: 20-21°C.
Parliamo spesso di 2°C di differenza, a Roma anche 2-3°C. Di giorno possono sembrare pochi ma di notte fanno tutta la differenza del mondo. Una minima più alta significa case che si raffreddano meno, sonno peggiore, maggiore stress per anziani e fragili, più uso di condizionatori, più calore riversato all’esterno e una città che fatica a respirare. Questo è il cuore dell’isola di calore urbana tra cemento, asfalto, strade che accumulano calore durante il giorno e la rilasciano lentamente dopo il tramonto.
Per questo aumentare il verde urbano non è una scelta estetica è una misura di adattamento climatico. Servono molti più alberi, più ombra, più suoli permeabili, più parchi, più corridoi verdi e meno cemento inutile. Nelle città che si scaldano, il verde non serve solo a rendere una strada più bella, serve a renderla più vivibile.
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Tra tutti gli investimenti fatti rinnovando casa, il migliore è stato la pompa di calore geotermica: cinque anni senza problemi, costi di manutenzione ridicoli, comfort costante in ogni stagione. Anche in questi giorni di canicola, in casa si sta benissimo.
Ma è un investimento importante, non alla portata di tutti. E questo è il punto: con il clima che cambia, poter vivere in una casa fresca d’estate e calda d’inverno diventerà una nuova linea di frattura sociale. Una fonte crescente di disuguaglianza, con inevitabili conseguenze politiche e nuovi populismi (e da egoista stirneriano so che questo non è bene).
La risposta, però, non può essere semplicemente un’altra stagione di bonus distribuiti a pioggia, o aita aita alla Parini; serve piuttosto pragmatismo: prendere atto che il contesto è cambiato e che le lancette non si portano più indietro.
Lo Stato dovrebbe cominciare dagli edifici di propria competenza: scuole, ospedali, uffici pubblici, case popolari. Rendere vivibili questi spazi non è un lusso verde da ZTL, ma una politica sociale, sanitaria ed educativa. E sarebbe anche un uso sensato delle tasse. Una scuola che diventa invivibile già in tarda primavera non è solo un problema energetico, ma sociale.
Ai privati, invece, andrebbe concessa più flessibilità: meno vincoli inutili, procedure più semplici, regole condominiali meno paralizzanti, maggiore apertura a soluzioni diverse, senza imporre dall’alto una tecnologia unica o una traiettoria obbligata, perché poi si rischia di fare la fine delle auto in UE. E se si vogliono dare incentivi, perché qualcuno è inevitabile, che siano fortemente inversamente proporzionali al valore di mercato delle abitazioni e al reddito dei richiedenti, e mai superiori al 30-40%.
Non si tratta di promettere comfort climatico per decreto, sarebbe velleitario; si tratta di governare una trasformazione già in corso, evitando che l’adattamento al caldo e al freddo estremi diventi l’ennesimo privilegio per chi può permetterselo.
E poi balena in testa la solita imprecazione 🤬: se avessimo usato meglio certe risorse, invece di bruciarle in modo indiscriminato, tra seconde case e facciate bene rifatte al botox, oggi potremmo avere scuole più fresche, case popolari più efficienti e città un po’ meno ingiuste.
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Fatico a comprendere tutte queste elucubrazioni su Vannacci … mi pare una naturale conseguenza del funzionamento del mercato della politica: che in Italia esista un 5-10% di fascisti si sa da tempo; Salvini è rimbambito, Meloni sì è spostata al centro per governare; Vannacci li raccoglie.
Se mai il problema è che Vannacci i fascisti li raccolga con una paletta russa … questo si è un problema
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Vannacci: “non siamo contro euro ma per cambio di rotta”
Ci risiamo.
Stessa frase già detta da: Meloni, Salvini, Conte, Di Maio
Si prendono voti, poi una volta al governo si realizza che e’ meglio restare nell’euro
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Procedimento archiviato, ma intanto è stata demolita la più grande società del calcio italiano. Tutto bene
Archiviata l’inchiesta sul bilancio della #Juventus, chiuso il 30 giugno 2022.
Con buona pace di chi sognava altre stangate o stangatine.
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I PADRONI DELLA POLITICA
L’AD di Terna chiede 7,3 milioni per passare a fare il Presidente di Eni. Terna è un’azienda che lavora in un business regolato e i cui investimenti finiscono in bolletta con un tasso di remunerazione degli investimenti. Rischio zero. In questo paese di rendite assurde ha un bilancio migliore di Hermes fatto sulla pelle dei cittadini e con la compiacenza del regolatore.
Ciò che questa vicenda dimostra è che le società pubbliche possiedono la politica, altrimenti la Di Foggia sarebbe già stata accompagnata alla porta. La realtà è che sono Enel e Terna sono tra i più grandi investitori pubblicitari del paese, spendono decine di milioni di euro in consulenze (che finiscono talvolta “vicino” alla politica), sponsorizzano feste di giornali etc.
Questo enorme potere è usato per continuare ad estrarre profitti non corrispondenti ai rischi di mercato (che non ci sono) dai cittadini, evitare gare, condizionare la politica e i media.
Tanto per dirne una ENEL minaccia regolarmente di togliere la pubblicità ai giornali che mi fanno interviste critiche nei loro confronti.
Eppure oggi avremmo molto bisogno di toccare quelle rendite per riuscire a diminuire i costi della bolletta. Ma i padroni sono loro. La politica esegue.
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Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione alla Commissione UE sul caso di Sergey Matviyenko, figlio della presidente del Consiglio della Federazione russa, già sanzionata dall’Unione.
Nonostante le prove raccolte dall’Anti-Corruption Foundation e da inchieste giornalistiche in Italia, Matviyenko continua a vivere nel nostro Paese, gestendo beni e attività che rafforzano la rete di influenza del Cremlino in Europa.
Stati Uniti, Canada e Giappone lo hanno già inserito nelle loro liste di sanzioni.
L’UE non può rimanere indietro: difendere la democrazia significa colpire chi sostiene e trae profitto dall’aggressione di Putin contro l’Ucraina.
@ACF_int
@ItalyMFA
@kajakallas
@EU_Commission
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Flying vs. Recycling: Travelers Get Climate Math Wrong
"Skipping a long-haul flight does more to reduce emissions than other choices, such as recycling. But most people don’t realize it."
hubs.li/Q03DbGZP0
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Allora, ripetiamolo
Ogni euro per sostenere imprese penalizzate dai dazi viene sottratto alla collettività (meno servizi) e usato per pagare le tasse (dazi) degli americani.
Se i soldi sono del Pnrr si tratta di risorse a debito - che non ci sono - e che vanno trovate in futuro
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Grande hospitality con le tasse degli altri
phastidio.net/2025/06/24/gra…
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Ma come si fa a scrivere certe caxxate ? 🙄 " circa 30-35 milioni di pellegrini affolleranno Roma, per un totale di circa 105 milioni di visitatori" i giornalisti dovrebbero chiedersi di chi erano certe previsioni e come sono state fatte #Giubileo #Turismo it.euronews.com/viaggi/2025/…
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Alle Infos zur Auszeichnung 👉 t1p.de/ilig8
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L'anno scorso avevo scritto che, se avessimo considerato l'Asse della resistenza che ha la sua testa a Teheran come un'Unione Sovietica mediorientale, allora in quel momento stavamo assistendo alle picconate contro il Muro di Berlino. Per questo ero tornata in Iran.
Oggi è stato ucciso anche Hajizadeh, il generale pasdaran considerato il più aggressivo e il più capace, quello che nel 2024 ha lanciato i due attacchi contro Israele e che ora, se fosse vivo, starebbe pianificando il terzo, più grande. Hajizadeh era percepito come l'unico eventuale erede di Suleimani - il generale più celebre di tutti, l'architetto dell'Asse delle resistenza, l'alleanza di milizie sparse per il medio oriente che rappresentava sia la strategia di attacco della Repubblica islamica sia quella di difesa. Alla fine dell’anno scorso Israele aveva smontato quell'Asse pezzo per pezzo. Oggi Hezbollah in Libano è bloccato da ferite tremende e non può andare in soccorso di Teheran, Assad dalla Siria è scappato a Mosca, gli houthi in Yemen sono spavaldi ma non hanno un arsenale paragonabile, su Hamas non c'è da dilungarsi.
Il sacrificio di Hamas, una delle milizie meno importanti dell’Asse e l’unica sunnita dentro un’alleanza tutta sciita, era messo nel conto ed era tollerabile per l’Iran. L’ironia della storia ha voluto che il capo di un gruppo relativamente piccolo, considerato strategico a fini di propaganda più che per le sue capacità militari, il 7 ottobre, con un’operazione-massacro a sorpresa di cui né l’intelligence israeliana né i pasdaran iraniani lo pensavano capace, ha sconvolto non soltanto un nemico più forte, Israele, ma anche tutti i progetti dell’alleato più potente, l’Iran, fino a portarlo assieme al suo Asse sull’orlo del baratro.
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(Il paragone è sul collasso di un Asse potente e temuto per come lo abbiamo conosciuto. Sugli esiti non sappiamo nulla, non li ha chiari nemmeno Israele, che sa come cominciare ma non sa come finire, come dice Rouzbeh Parsi)




























