Verilog rules ma #codazzoimbarazzante rules molto di più (il marcisismo non viola le rules). Da oggi #scagnozzodiCapone

Esattamente qui.
Joined February 2012
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Il biglietto del bus copre un terzo del costo di produzione. Il pieno esentasse costerebbe la metà. Ma sono dettagli.
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Il direttore del Fatto Quotidiano definisce Youseef Siher, detenuto perché giudicato pericoloso per possibile terrorismo, come "ex stagista del nostro sito". Da questa pagina del loro sito capisco che ha scritto almeno 66 articoli, forse di piu', in 4 anni dal gennaio 2022 al settembre 2025. ilfattoquotidiano.it/autori/… "Ex stagista del nostro sito" a me sembra una definizione non veritiera, cosí, per dire.
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‘Serve un’economia nuova’ è già soviet supremo o quella sarà il punto di arrivo tra due o tre anni? Chiedo perché non ho letto il ‘nuovo’ libro.
Traduzione: “ciò che ho scritto nei libri precedenti è ovviamente inattuabile. Però, potrebbe essere possibile se si diffondesse una nuova religione, nella quale tutti la pensano come me. Ma, volendo, e visto il ruolo futuro dello Stato, potrebbe bastare un sano totalitarismo”.
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Ma poi, solo per dirle una, come si riscuote la tassa di cittadinanza di 1.000 euro nei confronti dei 6,4 milioni di iscritti all’Aire nei casi, che non saranno infrequenti, di inadempimento? Anche un’altra, come posso applicare la exit tax nei confronti delle persone fisiche che, nel pieno rispetto della libertà di circolazione, si trasferiscono negli altri paesi dell’Unione? Che bello parlare cosi, in piena libertà, senza vincoli, con la gente dei festival che applaude …
Zingales e il corralito fiscale planetario Le proposte di Luigi Zingales per combattere il furto ai danni delle giovani generazioni: un corralito fiscale senza frontiere. Le elezioni si avvicinano, le fonderie di proiettili d'argento lavorano a pieno ritmo phastidio.net/2026/10/27/zin…
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Finché avremo (e tollereremo) situazioni simili, l’Italia non potrà risollevarsi.
“Ti serve la malattia perché devi imbiancare casa? Non c’è problema”. “Hai finito le ferie” e ti dai malato un paio di giorni? “Sono assenze che posso giustificare”. Così parla Enrico Dolfi, il manager nominato in quota Fratelli d’Italia alla guida di Cotral, una delle più importanti partecipate della Regione Lazio governata dal meloniano Francesco Rocca. Cotral è un colosso del trasporto pubblico, inghiotte ogni anno oltre 300 milioni di euro di contributi pubblici, conta più di 3mila dipendenti, di cui 2mila conducenti, tra autobus e treni dei pendolari. Come molte controllate pubbliche dello stesso comparto, soffre da anni della piaga dell’assenteismo, con picchi di quasi il 25%. E la situazione sembra ulteriormente aggravarsi: l’ultimo rapporto trimestrale del 2026, che prende in considerazione il periodo tra luglio e settembre, segna l’ennesima avanzata dei forfait. Per i controllori il tasso di assenza è salito al 23,8% (+2,5% rispetto al trimestre precedente, +1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), per gli operai 12,9% (+1,7% sul terzo trimestre ’25 e +3,6% sul trimestre precedente), il 10,8% per gli operatori di esercizio, insomma i conducenti (+0,7% e +1,2%). (Repubblica)
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…O anche un posto nel cda di qualche partecipata pubblica, per iniziare a fertilizzare il cambiamento come già iniziato a fare 🤡
Traduzione: “ciò che ho scritto nei libri precedenti è ovviamente inattuabile. Però, potrebbe essere possibile se si diffondesse una nuova religione, nella quale tutti la pensano come me. Ma, volendo, e visto il ruolo futuro dello Stato, potrebbe bastare un sano totalitarismo”.
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Consigliere comunale dei 5stelle di Pineto @74_pippo cosa la fa così ridere rispetto alla mia montagna di migliaia di morti ucraini? Le consiglierei un po’ di umanità.
Ehi @aa_gilli, a differenza dell’Ucraina pare che il @fattoquotidiano non sia scalabile!! 🤣🤷🏻‍♂️🤦🤡 #DelVecchio
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Un disco rotto: dalle pensioni all’Ucraina, una oscenità dopo l’altra.
L'intervista politica 🗣️Ospitiamo @matteosalvinimi, vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e leader della Lega SEGUI LA DIRETTA▶️radio24.ilsole24ore.com/
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Zingales e il corralito fiscale planetario Le proposte di Luigi Zingales per combattere il furto ai danni delle giovani generazioni: un corralito fiscale senza frontiere. Le elezioni si avvicinano, le fonderie di proiettili d'argento lavorano a pieno ritmo phastidio.net/2026/10/27/zin…
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Replying to @zingales
In Italy, any tax increase will be squandered and lead to further public spending and taxes. The solution should be a shift of public spending from pensioners to the young. p.s. ‘temporary’ estate and exit taxes denote a rather ruthless stance between state and its subjects.
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Traduzione: “ciò che ho scritto nei libri precedenti è ovviamente inattuabile. Però, potrebbe essere possibile se si diffondesse una nuova religione, nella quale tutti la pensano come me. Ma, volendo, e visto il ruolo futuro dello Stato, potrebbe bastare un sano totalitarismo”.
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Anche la sentenza del Tar Lazio sul secondo Dpcm (2023-26) sugli aumenti di stipendio dei magistrati è diventata definitiva. Il governo non l'ha impugnata perché l'esito era scontato: il costo è di 738 milioni. Insieme ai 241 milioni del primo Dpcm fanno 979 milioni: un miliardo.
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Grande affluenza per il nostro incontro su “Il Declino Italiano”. C’era così tanta gente rimasta fuori che abbiamo dovuto fare il bis😂 É il tema dei temi. Parlarne più diffusamente può essere utile a spostare l’attenzione dalla mera redistribuzione alle leve della crescita. 👇
Ultimo dialogo de lavoce.info al #FIE26 per continuare i nostri approfondimenti sul declino italiano. È mito o realtà? @monacelt @RiccardoTrezzi Guido Ascari @Tboeri hanno provato a rispondere, illustrando diversi aspetti e numeri significativi.
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Questo è l'alleato, Segretario di Rifondazione Comunista, cui il Pd presta un deputato, Crisanti, per evitare la raccolta firme per la presentazione della sua lista nelle Politiche del 2027.
🤖 Made with AI
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Questa è la traduzione leggermente riassunta di un articolo più elaborato che ho scritto per una rivista studentesca che mi ha chiesto la mia opinione sul futuro dell'università. Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso di passeggiare lungo i corridoi della mia facoltà e di sbirciare nelle aule indaffarate, ponendomi una domanda inevitabile, scontata direi, ma allo stesso tempo difficilissima: tutto questo esisterà ancora tra vent’anni? Mentre vediamo modelli linguistici e sistemi generativi comporre saggi, risolvere equazioni e problemi vecchi di decenni, scrivere codice e sintetizzare interi manuali in pochi secondi, interrogarsi sul futuro dell’università mi sembra del tutto naturale. Specie per chi, come me, ne fa parte e crede nell’utilità dell’istituzione universitaria per una società sana, aperta e prospera. Come tanti, io credo che l’università abbia davanti una metamorfosi profonda, a tratti dolorosa, ma diversamente da molti miei colleghi sono ottimista. Penso che l’intelligenza artificiale, mettendo in discussione alcune delle funzioni più consolidate dell’università, possa spingerla a riscoprire il senso della propria esistenza. Molto dipenderà dalla capacità degli atenei, e quindi di noi professori, di riconoscere ciò che, nel nostro lavoro, merita davvero di essere custodito, ossia difeso e sviluppato, e ciò che invece può essere demandato o abbandonato. Se volete, posso già anticiparvi il succo della mia idea: ci sarà un ritorno al passato, alla bottega del maestro, ad alcune antiche eredità del Medioevo bolognese. Immagino che una parte crescente dello studio individuale passerà attraverso sistemi personalizzati, disponibili a qualsiasi ora, capaci di adattare una spiegazione, proporre esercizi e tornare sullo stesso concetto tutte le volte necessarie, combinando più formati con una ricchezza multimediale difficile da eguagliare per un singolo docente. Per uno studente, poter fare una domanda senza imbarazzo e ricevere subito un chiarimento sarà un vantaggio enorme, che renderà inutile una lezione limitata a ripetere pedissequamente il contenuto di un manuale. Occorrerà, ancor più di oggi, trovare una ragione convincente per occupare un’aula e il tempo di chi la frequenta. È proprio qui, allora, che la presenza fisica può acquistare un significato più forte, rinnovato. Del resto, negli anni della pandemia abbiamo visto quanto contassero anche le parti apparentemente marginali della vita universitaria, fossero esse una conversazione dopo la lezione, un’obiezione inattesa, un pomeriggio trascorso a studiare insieme, o l’incontro con qualcuno capace di cambiare il nostro modo di vedere un problema. Comprendere una spiegazione, dibattere, sostenere un’idea davanti ad altre persone e accettare che venga messa in discussione sono esperienze diverse, fondamentali, e una seria formazione ha bisogno di tutte. L’università che immagino darà più spazio a questa dimensione d’interazione umana, fatta di discussioni, laboratori, progetti condivisi, pensiero astratto e ricerca. Andremo in aula per mettere alla prova ciò che abbiamo studiato e appreso, confrontarci con prospettive diverse e affrontare problemi la cui soluzione richiede di lavorare insieme, non semplicemente di scartabellare tra milioni di pagine o produrre l’ennesima slide. Anche la conversazione davanti alla macchinetta del caffè continuerà ad avere un valore, perché spesso è lì che una domanda rimasta ai margini della lezione o di un seminario trova finalmente spazio. In questo scenario cambierà inevitabilmente anche il mestiere del professore, la cui autorevolezza dipenderà sempre più dalla capacità di orientare il lavoro degli studenti in piccoli gruppi, specie per le materie più avanzate, scegliendo problemi significativi, riconoscendo un ragionamento fragile dietro una risposta elegante, chiedendo conto di un passaggio dato troppo rapidamente per scontato. Un buon docente saprà anche fermarsi su un errore e mostrare perché vale la pena comprenderlo, e farà dell’imitazione un fondamento pedagogico, perché si impara anche osservando come il “maestro” affronta un problema, costruisce un ragionamento e corregge i propri errori, come succedeva nei chiostri e nelle botteghe artigiane di un tempo. È in questo accompagnamento che vedo riemergere con forza la dimensione maieutica dell’insegnamento, col docente che potrà lasciare il mero nozionismo alle macchine, concentrandosi sulla capacità di elaborare l’informazione, al di là della ripetizione pappagallesca. Già oggi, per accorgersi che una macchina sta producendo una spiegazione plausibile ma sbagliata bisogna conoscere l’argomento, e questa esigenza sarà sempre più evidente e pressante in futuro. Piccolissima digressione: per alcuni settori critici prevedo una rinnovata esigenza di certificazione esterna, umana. Per formulare una buona domanda bisogna avere già qualcosa su cui pensare, non basta mettere in fila una serie di parole con più o meno senso apparente. L’università dovrà quindi interrogarsi con maggiore precisione sulle conoscenze che uno studente deve fare proprie e sulle operazioni che può affidare a uno strumento. Tutto questo richiederà conoscenze solide e porterà a una forte pressione su docenti e studenti, generando una polarizzazione che, quella sì, ritengo inevitabile. Mentre l’accesso all’informazione diventerà sempre più diffuso e a basso costo, immagino che la formazione universitaria si concentrerà sempre più sull’accompagnamento personale di poche persone e sul lavoro avanzato, lasciando la formazione di base a scuole superiori potenziate e percorsi online. In questo scenario mi aspetto una riduzione nel numero degli atenei, un loro consolidamento. Dopo una breve parentesi di massa, l’università tornerà a essere di élite e a occuparsi di meno materie. Per élite intendo un gruppo selezionato per preparazione, attitudine e interesse, senza alcuna valenza sociale o di censo. Ed è per questo che serie borse di studio saranno fondamentali. Il professore universitario del futuro tornerà a essere quasi un “maestro di bottega col suo gruppo di garzoni aspiranti artisti”. Al suo ruolo formativo si affiancherà un rinnovato compito di certificazione, volto a garantire la qualità dei suoi studenti, mettendo in gioco la propria reputazione. Se quella garanzia si rivelerà infondata, ne risponderà anche la credibilità del maestro. Alcuni docenti diventeranno talmente visibili da permettersi di farsi ateneo: gli studenti vorranno loro, proprio loro. Sarà un fenomeno secondario, ma non irrilevante in alcune discipline. Arriviamo così al nodo che considero decisivo, ossia il valore del titolo di studio. Non quello legale, ovviamente, ma la fiducia che quel titolo riesce a generare nelle capacità di chi lo possiede. Quando produrre un elaborato convincente diventa sempre più facile, quell’elaborato, da solo, ci dice sempre meno sul percorso e sulle capacità di chi lo presenta. La scrittura, specie quella manuale, conserverà il suo valore come esercizio di pensiero, ma la valutazione dovrà rendere visibile anche il lavoro che conduce al risultato, cioè le scelte, gli errori, le revisioni, le ragioni di una conclusione. Per un soggettivista come il sottoscritto sono parole bellissime. Diventerà più importante sapere chi comprende davvero ciò che presenta, chi sa adattare una soluzione a un problema nuovo e chi è capace di riconoscere i limiti del proprio lavoro. In questa esigenza l’università troverà una delle sue ragioni più forti per continuare a esistere e rafforzarsi. Mi aspetto quindi una rinnovata centralità dell’esame orale, della discussione pubblica e della prova pratica. Immagino valutazioni in cui si chieda allo studente di difendere una scelta, rispondere a un’obiezione, correggere un errore o affrontare una situazione imprevista. Alcune prove serviranno a verificarne l’autonomia senza assistenza, mentre altre a capire come lo studente utilizza l’intelligenza artificiale, come ne controlla i risultati e quanto sa assumersi la responsabilità delle proprie conclusioni. Il voto finale tornerà a essere un segnale di qualità, attraverso un inevitabile inasprimento delle valutazioni e una forte spinta alla selezione. Una trasformazione del genere pretenderà risorse e scelte organizzative (e diventerà una discriminante sempre più forte tra paesi generatori di conoscenza e paesi consumatori). In teoria anche tempo, ma la pressione tecnologica non lo permetterà. Far discutere gli studenti, seguirne individualmente i progetti e valutarne il percorso richiede un investimento e una trasformazione nel lavoro dei docenti, e gli atenei dovranno riconoscere questo impegno e creare le condizioni perché possa diventare una parte centrale della formazione. È qui che colloco la mia fiducia nel futuro dell’università, perché l’intelligenza artificiale ci costringe a tornare su una domanda essenziale per chi insegna: che cosa significa formare una persona? In sintesi, la risposta che immagino contiene più ricerca, più “filosofia”, più laboratorio e più incontro umano. Se gli atenei sapranno dare forma a questa possibilità, tra vent’anni i nostri corridoi avranno ancora una ragione per essere attraversati. Il Rinascimento dell’università comincerà proprio dalla capacità di rendere più prezioso e degno il tempo che vi trascorriamo insieme, dopo anni di lassismo e ricerca volta a soddisfare le metriche più che la qualità.
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Il più grande cialtrone mai apparso sull’arena politica italiana. Deve dire tre numeri, li sbaglia 5 volte mentre infila un errore logico sulle basi elementari dell’economia. #CONTE
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Replying to @LeonardoMDV_95
@LeonardoMDV_95 sta facendo un’operazione finanziaria speciale contro @fattoquotidiano come i suoi pregiati esperti ci hanno spiegato, Il Fatto o si arrende o verrà sventrato.
Ora fate un esperimento del pensiero: che accadrebbe se la due diligence non riuscisse a confermare l'importo di 4 milioni di fabbisogno operativo e l'Opa venisse ritirata? Lmdv Media avvia una due diligence sulla Società Editoriale Il Fatto per un'opa ansa.it/sito/notizie/economi…
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Tweet muto
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Luca Ponte retweeted
Per essere più precisi, il titolo franerebbe e il tema della continuità aziendale diverrebbe centrale. L'Opa è un side show, non l'obiettivo.
Se la due diligence non conferma che bastano 4 milioni (o emerge un fabbisogno maggiore/criticità), Lmdv non lancia l’Opa. Niente premio del 30% a 0,286 euro, il titolo rischia di scendere ai livelli pre-annuncio. Seif resta quotata e deve gestire da sola i problemi di continuità segnalati da KPMG, senza l’iniezione di capitali.
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